Due mesi fa, con atto unilaterale di Poste Italiane ha chiuso l’ufficio postale di Frigole; durante l’incontro tra Pinuccio Rizzo ed Alessio Poso ed i rappresentanti del Comitato di Frigole con Teresa Bellanova e Antonio Rotundo per valutare la situazione di forte criticità a circa due mesi dalla chiusura dell’ufficio postale è emerso che tale chiusura sta provocando un danno enorme a tutta la cittadinanza, con riduzione del servizio al cittadino e conseguente incidenza negativa sulla qualità della vita della popolazione residente, soprattutto le fasce più deboli ed indifese.

In particolare, anziani e diversamente abili, sono fortemente penalizzati anche dalla carenza di collegamenti con la città di Lecce.

La scellerata decisione di chiudere un ufficio postale che da molti anni rappresentava un punto di riferimento non solo economico ma anche sociale, sembra dettata più che da una effettiva esigenza di eliminazione degli sprechi e di razionalizzazione dei costi, da una pura logica mercantile e di mero calcolo economico che ha come conseguenza la cancellazione di un diritto del cittadino-consumatore.

A Frigole non vi è alcuna filiale di istituti di credito e l’ufficio postale, quindi, serviva anche a sopperire tale mancanza offrendo sevizi quali il deposito, i pagamenti, i prestiti, che, con la chiusura dell’ufficio, non possono essere erogati.

Il disagio arrecato da tale chiusura sta alimentando una protesta spontanea che si è già concretizzata in una raccolta di migliaia di firme, attestanti lo stato di malessere della popolazione, che con il procrastinarsi della attuale situazione potrebbe intraprendere forme di protesta incontrollabili.

Sono queste le ragioni che inducono a chiedere agli organi competenti di valutare se la chiusura dell’ufficio postale di Frigole possa integrare un comportamento penalmente rilevante in ordine all’interruzione di pubblico servizio o di pubblica utilità.

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