Un Vendola più poetico e agguerrito che mai questa sera a Lecce. Il capolista alla Camera di Sel ha replicato il successo del candidato premier Bersani, nell’incontenibile sala congressi dell’hotel Tiziano di fronte ad una platea entusiasta. Lavoro, dignità, diritti, libertà, riforme per un Paese che va “svecchiato”. Nessuna alleanza con il centro e basta polemiche alla giornata, “pensiamo alla dimensione reale dei problemi di un’epoca che sta cambiando vorticosamente”

 

E’ arrivato con l’assessore regionale Dario Stefàno, “il migliore della squadra” è stato il commento di qualcuno al loro passaggio. Capolista al Senato, Stefàno ha preceduto il governatore della Puglia raccontando il modello pugliese di sviluppo in campo agroalimentare e non solo, da portare al nuovo governo.

Un governo di sinistra e che, a conferma di Vendola, non ammicca al centro di Monti: “Il professore per riformismo intende cancellare lo statuto dei diritti dei lavoratori, mentre per me si tratta del capolavoro del riformismo italiano e penso che abbiamo bisogno di andare avanti non tornare indietro, facendo avanzare i diritti sociali e di libertà; c’è qualcuno che pensa che andare avanti significa tornare all’ottocento, io non sono d’accordo”.

La riforma del lavoro per Vendola è il punto cruciale, il primo in agenda e la soluzione per ridare dignità alle persone, ”in un Paese che  si sta impoverendo”. L’investimento deve essere straordinario, secondo il governatore pugliese, in cultura e ambiente, le due gambe che faranno ripartire l’economia. Sui tagli del passato governo tecnico è stato impietoso: “congelare la rivalutazione delle pensioni di 6 milioni di pensionati e privarli di mille euro l’anno significa dare un ulteriore colpo a chi già conduce una vita di grande disagio”. Si è poi allargato al sistema Europa, che deve impegnarsi nella lotta contro la povertà e la disoccupazione, “un baratro nel quale il vecchio continente rischia di sprofondare”.

Il centrosinistra è oramai certo sui numeri per la vittoria, lo dimostra la partecipazione nelle sale e nelle piazze, “come quella di ieri sera a Milano, siamo l’unica coalizione che può rappresentare la svolta necessaria per riportare il Paese nella condizione rilancio delle politiche industriali, dell’agroalimentare, della protezione dell’ambiente e della protezione sociale”.

La svolta per Vendola è necessaria, sono i cambiamenti epocali che si affacciano sul panorama europeo e mondiale a chiederla, persino “la chiesa scuote le fondamenta della pigrizia del nostro tempo”, ma la politica non dimostra di poter affrontare con lucidità e determinazione le nuove sfide. Basta pensare alla campagna elettorale che si è consumata tra scandali e gossip dell’ultima ora, nel rimpallo di responsabilità tra i vari governi degli ultimi anni e nelle false promesse che non sono in relazione con la dimensione reale dei problemi del Paese. “Le promesse di Silvio Berlusconi sembrano il riassunto di una storia criminale”. Assurdo per Vendola imbonire il popolo con la promessa di 4 milioni di posti di lavoro, con il condono tombale per gli evasori fiscali, con il condono edilizio in un Paese soffocato dalla cementificazione selvaggia e considerare la tangente per le transazioni internazionali un fatto naturale. “E’ necessario seppellire il berlusconismo e la vecchia classe dirigente”. Bisogna puntare sullo Stato dei diritti, secondo Vendola e non su quello che cerca di fare la destra, riducendo l’Italia ad un mercato regolatore della vita sociale.

Dopo Monti e Berlusconi è stata la volta di Grillo: ”Sono tutti virtuosi nel demolire, ma siamo di fronte alla ricostruzione del Paese, non  basta urlare e bestemmiare per tirare fuori il sentimento triste della gente”. Il cuor di coniglio, come è stato ribattezzato Grillo dalla stampa, a seguito del rifiuto ad un’intervista, continua ad impensierire gli avversari. Vendola questa sera lo ha definito “l’assenza più presente che si possa immaginare” e, allargando lo sguardo, ha commentato come in piena recessione tornino i temi che hanno imbruttito il secolo scorso. L’antisemitismo ma anche l’odio per i disabili o per i gay, un pericolo di cui l’Europa deve farsi carico prima del prevedibile ritorno al passato.

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