Non si può obiettivamente dire che la partita con il Treviso abbia rappresentato una svolta nel cammino del Lecce. Se svolta vi è stata è rappresentata dal riconquistato primo posto e nell’aver ribadito quelle che dovranno essere le gerarchie di fine campionato con il Lecce al primo posto ed il Trapani come damigella d’onore.

Si sono riempiti titoloni di giornali nel ribadire il nuovo corso ma, all’atto pratico, il patema d’animo del tifoso è durato ben oltre il novantesimo. Perché? Perché del 4-2-4 di Toma si è intravisto qualcosa nella prima mezzora del primo tempo e subito dopo si è ricaduti nella lentezza di lerdiana memoria ed in schemi raffazzonati e farraginosi che non hanno prodotto nulla di buono se non creare qualche problema cardiaco a più di un tifoso.
Ed allora? Bisogna stare con i piedi a terra ed aspettare che ci sia la giusta gradualità nell’apprendere questi nuovi schemi che, ricordo, sono estremamente dispendiosi e prevedono l’adesione totale dei calciatori sotto il profilo atletico. Credo che Toma abbia il carattere giusto per entrare nelle grazie dei calciatori e che, pertanto, riusciremo quanto prima a vedere delle partite gradevoli anche dal punto di vista dello spettacolo. Non so se la lentezza con la quale si è giocata la ripresa sia il frutto di una condizione fisica piuttosto precaria o sia figlia della massima disponibilità degli aventi causa perché, se così fosse, nessuno potrebbe prendersela con i calciatori  ma con urgenza bisognerebbe cambiare modulo di gioco onde consentire il migliore risultato con le forze disponibili. Se son rose fioriranno! Noi non possiamo permetterci pause perché in questa fase del campionato chi si ferma può, in parte , considerarsi perduto.
Se si esamina la partita non si può tralasciare, come se non fosse successo nulla, il fatto di aver causato l’ennesimo rigore, di avere sbagliato anche l’ennesimo rigore (perché non ha tirato Bogliacino?), così come mi faccio dovere di ricordare che le sostituzioni sono una cosa seria e che debbono essere fatte in maniera molto oculata. A tal proposito mi preme ricordare un mio concetto espresso più volte in ogni sede: le vere sostituzioni, in genere, sono solo due perché la terza dovrebbe essere fatta solo negli ultimissimi minuti di gioco come carta della disperazione. Perché avere effettuato i tre cambi quando mancano venti minuti alla fine significa esporre il portiere, e ribadisco solo il portiere, alle cariche più o meno lecite dei giocatori avversari che sperano nel clamoroso, lasciare cioè l’avversario in dieci uomini con in porta un portiere di complemento. A Lecce bisognerebbe ricordarsi cosa successe lo scorso anno a Catania: con il Lecce meritatamente sotto, a cinque minuti dalla fine il portiere Carrizzo si fa espellere per reiterate ed ingiustificate proteste (un occhiatina da ufficio inchieste ci vorrebbe!) ed il Catania resta in dieci mandando in porta Lodi. Sappiamo tutti come è finita con il Lecce che segna due reti al malcapitato Lodi e vince una partita già regolarmente persa. Poteva succedere anche con il Treviso ed allora più che esaltare lo spirito con cui tutti si sono battuti per il risultato per me è più opportuno fare una riflessione sulla gestione dei cambi.
Ho grande fiducia in Toma e nel suo contagioso entusiasmo e sono certo che saprà far approdare il Lecce nella serie superiore ma teniamo sempre i piedi ben piantati a terra. Una bella verifica, solo per la continuità dei risultati, potrebbe venire dalla partita con la Tritium, squadra assolutamente battibile anche a casa propria. Solo così il Lecce potrebbe far capire alle dirette inseguitrici che forse per loro “ non c’è trippa per gatti”

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