Teresa Bellanova,  candidata al quinto posto della lista del Pd pugliese alla Camera dei Deputati: “Sto lavorando a poche proposte concrete che siano di supporto al nuovo modello di sviluppo”

 

Alla presentazione delle sua candidatura per le Primarie ha parlato di funzione pedagogica della politica, cosa intende?

La politica deve parlare alle persone dei problemi e prospettare soluzioni, se la politica acconsente ad ogni richiesta del singolo, crea disorientamento e diseduca la gente rispetto alle responsabilità. La politica ha l’onere di avanzare delle proposte, far capire la complessità e attivarsi alla realizzazione. Faccio un esempio: per la realizzazione di una grande opera non si può essere con gli ambientalisti e contro gli ambientalisti contemporaneamente bisogna fare delle scelte e parlare lo stesso linguaggio in qualsiasi luogo ci si trova.

Lei di proposte ne ha fatte tante durante la scorsa legislatura, qual è l’iter per cui possano trovare accoglimento?

Si avanza una proposta di legge la si sottopone agli altri parlamentari del proprio gruppo e chi la sottoscrive diventano cofirmatario di quella proposta  che viene pubblicata sul sito della Camera dei Deputati.  Da quel momento il Presidente della Camera la assegna alla Commissione competente. Se in Commissione, l’illustrazione della proposta, la discussione, il voto, il parere delle altre Commissioni è positivo, la proposta arriva nell’Aula dei Deputati. Dopo le opportune modifiche ed emendamenti, se c’è il consenso diventa proposta di legge e dalla Camera passa al Senato. Il punto è che non tutte le proposte arrivano in Aula, se ne avanzano tante ma se ne discute una minima parte, tant’è che sto lavorando proprio su alcune proposte che ritengo fondamentali; nel presentarne troppe si rischia solo di intasare il Parlamento e di non avere una discussione seria.

Quali delle sue proposte hanno trovato accoglimento?

Nell’altra legislatura avevo presentato la proposta contro la pratica delle “dimissioni in bianco” poi divenuta legge ma che purtroppo il governo Berlusconi ha cancellato. In questa legislatura abbiamo ripresentato la proposta approvata in Commissione ma non c’è stato il tempo per discuterla perché è caduta la legislatura. Avevo avanzato anche l’inserimento nel nostro codice di procedura penale del grave reato dello sfruttamento del lavoro, la riduzione in schiavitù. La proposta non è andata in discussione in aula ma il governo, sulla base di una indagine conoscitiva che avevo proposto sul lavoro nero degli immigrati dopo le vicende di Rosarno, nel provvedimento dell’allora ministro Sacconi inserì una parte di quella indagine in quella che poi sarebbe diventata legge e infatti ora in Italia c’è il reato di riduzione in schiavitù.

Tornando al locale, le continue proteste dei lavoratori di un territorio mortificato dalla crisi economica che strozza le piccole aziende e confina i dipendenti nel limbo degli ammortizzatori sociali, quanto può andare avanti?

Non si viene a capo di questi problemi con la propaganda  ma con l’esercizio e l’assunzione della responsabilità. Io avevo già previsto questa situazione e l’avevo evidenziata in Prefettura quando ci fu un incontro l’anno scorso. Avevo detto che non avremmo risolto il problema del territorio solo con gli ammortizzatori sociali perché non abbiamo una fascia marginale di lavoratori che sono collocati in cassa integrazione, né abbiamo una fascia di lavoratori più in là con gli anni per cui con un po’ di ammortizzatori li accompagneremmo alla pensione. Quando sia hanno migliaia di disoccupati tra i 30 e i 40 anni non sono gli ammortizzatori la soluzione del problema che funzionano per un periodo, bisogna far ripartire l’economia. Chi rispetta le persone soprattutto chi è in difficoltà ha il dovere di essere molto concreto e molto coerente. Dobbiamo continuare a combattere per avere i finanziamenti da parte del governo nazionale dobbiamo riconoscere che in questi anni non c’è stato tutto il rigore del caso perché ancora oggi, se io parlamentare della Repubblica voglio sapere quanti effettivamente sono i lavoratori che stanno in cassa integrazione e quanti in mobilità e in proroga, non riesco ad avere dati e non posso prevedere il fabbisogno finanziario.

Ma gli ammortizzatori sociali sono una garanzia per la ripresa dell’economia o generano disparità sociale?

Il dato reale è che per molti cassintegrati si tratta di percepire una somma mensile di 490 euro, quindi parliamo di persone che sono dentro la povertà ; il problema vero da risolvere è riuscire a mettere in campo politiche industriali in grado di creare nuove opportunità di lavoro, di mettere a frutto l’intrapresa del sistema imprenditoriale e di dare sostegno a quei progetti che vengono dai tanti ragazzi e ragazze che hanno utilizzato le leve formative. Ma il concetto di sviluppo, oggi, non è strettamente collegato al lavoro, il mondo si è ristretto con la globalizzazione. Inoltre in Italia abbiamo un problema in più rispetto agli altri Paesi europei, a cominciare dal lusso che ci siamo permessi di mantenere vacante il Ministero per lo Sviluppo Economico per 18 mesi, negando la crisi, mentre la Germania come la Francia investivano miliardi per sostenere il loro sistema produttivo mettendolo al riparo dalla crisi e a favore della ripresa. Noi dobbiamo definire qual è il modello di sviluppo dando un’indicazione anche alle piccole e piccolissime imprese che devono capire su cosa il Paese si vuole specializzare; a quel punto sosterremo le imprese che saranno in grado di generare lavoro. Le idee brillanti, in tempo della globalizzazione, devono fare i conti con la concorrenza mondiale. La sfida che abbiamo di fronte soprattutto come centrosinistra è questa.

In tutto questo giusto ragionamento, per le piccole e medie imprese locali che chiudono da un giorno all’altro, sono previsti aiuti immediati?

“Funzione pedagogica della politica” è anche questo. Significa guardare oltre senza avvalersi di false promesse. Significa creare un nuovo  modello di sviluppo e lo si può fare indicando alle imprese terziste di qualsiasi settore, la creazione di un marchio proprio.  Una proposta concreta sulla quale io sto lavorando è quello della tracciabilità dei prodotti: se sviluppo e lavoro non marciano insieme nello stesso luogo fisico, dobbiamo tutelare le aziende che vogliono onorare il patto sociale con il territorio. Non è possibile che una produzione sia spostata nei Paesi più poveri e dove i lavoratori vengono sfruttati e poi quella produzione viene commercializzata come “made in italy” utilizzando il valore aggiunto della produzione nostrana senza creare opportunità di lavoro per l’Italia. All’imprenditore bisogna dire che se fa il contoterzista, l’azienda che vende nelle strade del lusso del mondo, deve garantire sull’etichetta la tracciabilità del prodotto, questo ci mette in condizioni di tenere insieme il diritto dell’imprenditore, del lavoratore e del consumatore. Queste iniziative non saranno risolutive ma avviano al cambiamento in favore dei piccoli imprenditori.

Come mai finora non si è fatto?

Le lobby hanno impedito che si legiferasse sulla tracciabilità del prodotto ed è questo che ha generato una contrapposizione per esempio in agricoltura, tra agricoltori e trasformatori; la tracciabilità crea problemi a chi intende importare l’olio da altri Paesi dove costa meno, imbottigliarlo in Italia e farlo passare per prodotto locale. Per dare una tutela agli imprenditori dobbiamo fare un patto con i consumatori.

Per il nuovo governo, le proiezioni danno vincitore il centrosinistra ma sembra che non ci saranno i numeri per governare stabilmente, ci troveremo nuovamente di fronte ad un governo di passaggio?

Questo paese ha bisogno di stabilità e di chiarezza di programmi. Il mio quinto posto nella lista e per effetto della legge elettorale vigente mi permetteranno di essere in Parlamento il 26 di febbraio, eppure sto conducendo una campagna elettorale come se dovessi chiedere il voto di preferenza, lo faccio perché lo ritengo giusto e doveroso per i cittadini e perché dobbiamo compiere ogni sforzo noi del centrosinistra per raccogliere quanto più consenso possibile attorno alla figura di Bersani. Non per avere la supponenza del “comando” una volta in Parlamento, ma per la condizione di non essere sotto ricatto che è quello che molti vogliono fare. Siamo l’unica coalizione che combatte per vincere glia altri sanno che non vincono e stanno combattendo per non farci vincere e poter poi condizionare. più forte sarà il centrosinistra e più con gli altri il confronto sarà politico e di merito.

 

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