CRONACA_minorenniLa dispersione scolastica in Puglia rappresenta un fenomeno complesso e, stando agli ultimi dati, senza soluzione di continuità. È definito da quell’insieme di fattori che inficiano il regolare svolgimento del percorso formativo di uno studente. In ambito scolastico, in effetti, non si concretizza solo nell’abbandono, ma contempla cause quali irregolarità nelle frequenze, ritardi, non ammissione all’anno successivo, interruzioni, che nella maggior parte dei casi sfociano nell’uscita anticipata dei ragazzi dal percorso di studi.

Al Sud, quasi il 32% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni non studia e non svolge un’attività lavorativa. Questa porzione importante di risorse umane non fa altro che gonfiare le fila dei disoccupati di lunga durata, preda appetibile delle forze di reclutamento della criminalità organizzata.

Il dato emerge dall’indagine Ocse-Pisa, realizzata nell’ambito del progetto “Abbandono scolastico e bullismo: quali rischi tra i giovani?”, promosso dal Ministero dell’Interno nell’ambito del Pon – Sicurezza per lo Sviluppo – Obiettivo Convergenza 2007-2013 e realizzato da un raggruppamento di imprese con capofila il Censis.

L’analisi è stata condotta sulle Regioni del Mezzogiorno più critiche: Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Anche nella nostra regione, infatti, sono partiti nel 2007 progetti rivolti al sostegno, ascolto e recupero nello studio attraverso la predisposizione di equipe territoriali con competenze socio-psico-pedagogiche. La Regione Puglia, in tema di abbandono scolastico, rientra in quell’“area rossa” che è il Mezzogiorno e che rappresenta ben il 27% dell’intero dato rilevato sul territorio nazionale.

Di non poco conto, le cifre che emergono riguardo al ritardo nelle competenze di base dei quindicenni. La Puglia, insieme alle altre regioni meridionali in esame, fanno registrare dati allarmanti: competenze solo minime nella lettura e forti criticità nelle materie scientifiche.

Di certo, nell’analisi delle cause della dispersione e circa le sue dimensioni occorre intrecciare variabili soggettive e macro-sociali, benché lo sviluppo socio-economico rimanga il fattore discriminante per il manifestarsi del fenomeno. Ad ogni modo, la prevenzione dell’insuccesso formativo e dell’abbandono degli studi deve costituire un obiettivo di primaria importanza per le nostre regioni così come lo è per tutti i Paesi membri dell’Unione Europea alla luce dei nuovi obiettivi della Strategia di Lisbona 2020.

di Federica Nastasia

 

 

 

 

 

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