Estate 1828: dopo la sconfitta subita il 13 luglio sul campo di “Pergolaci” e la conseguente presa di Parabita da parte dei Gallipolini comandati da Pirro Castriota, le forze francesi superstiti abbandonano l’area meridionale della Provincia di Terra d’Otranto, ripiegando su Campi Salentina

dove stanzia il loro presidio militare. La forza totale francese, ora dislocata nella cittadina, ammonta a circa 4 mila fanti e 300 cavalieri, al comando del capitano Odet de Foix, Signore di Lautrec. Qualche mese prima, chiamato dai Neretini, in conflitto col conte Belisario Acquaviva, Il comandante francese aveva posto sotto assedio la città di Nardò, conquistandola, tuttavia durante l’azione parte delle mura ed alcune chiese erano andate distrutte. Il conte di Nardo si nel frattempo ritirato su Taranto.
Per contro, il successo conseguito a Parabita ha nel contempo galvanizzato gli animi dei Gallipolini e del comandante delle forze spagnole in Terra d’Otranto, il Marchese di Atripalda Don Alfonso Castriota, che dimora nella città ionica dopo la sconfitta subita in giugno a “San Giuliano”. Riorganizzati nuovamente i 600 uomini che hanno partecipato alla vittoriosa presa di Parabita, Alfonso Castriota esce da Gallipoli alla loro testa, deciso ad affrontare il nemico, prima che abbia il tempo di riorganizzarsi e di sferrare una controffensiva. Il piano del marchese di Atripalda mira ad una marcia verso nord, aggirando Lecce per puntare verso Squinzano, da dove intende sferrare l’attacco contro Campi, sfruttando le alture circostanti, in modo da controbilanciare la superiorità numerica francese. Nel frattempo il Duca di Nardò, Belisario Acquaviva, proveniente da Taranto in soccorso del Castriota, si stanzia in Trepuzzi, dove le due schiere si congiungono e marciano verso le posizioni previste per l’attacco.
Il Lautrec, tuttavia, intuisce le intenzioni del nemico e muove sue forze in massa da Campi, deciso a sbarrare la strada ad Alfonso Castriota che, a sua volta, si trova costretto a deviare sulla destra per evitare un attacco dei Francesi sul fianco sinistro. L’aggancio fra le due armate avviene fra Trepuzzi e Squinzano, nella piana in declivio detta di “San Luca”, dal nome dell’omonima masseria, ancora oggi conosciuta come “Monte della Battaglia”, dove sorge la reale villa di San Luca, con ogni probabilità precedentemente donata da Ferdinando d’Aragona al noto Antonio Ferraris detto “Galateo”.
Subito divampa un violento scontro fra le opposte schiere e, nonostante l’inferiorità numerica, le forze di Don Alfonso Castriota sferrano una poderosa offensiva che rompe i ranghi dei Francesi, costringendoli a ripiegare, abbandonando del tutto la provincia. Nello scontro rimane distrutta la villa di San Luca.
La contesa fra Carlo V e Francesco I continua fra fasi alterne sino al 1544, anno in cui viene firmata la Pace di Crépy, che vede il trionfo di Carlo V e la rinuncia francese al dominio sull’Italia. Tuttavia la Francia non esce completamente sconfitta, anzi, si afferma come potenza emergente sullo scenario politico europeo. Si ricorda il famoso sacco di Roma, avvenuto durante la contesa fra i due sovrani, nel 1527, ad opera dei Lanzichenecchi dell’armata spagnola.

Cosimo Enrico Marseglia

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