Foto Skakkomatto
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“La centrale Biogas in costruzione da privati a Galatone, a pochi metri dal territorio di Nardò, fa paura ed il MoVimento 5 Stelle di Nardò ha deciso di organizzare un convegno entro la metà di aprile con gli esperti dei settori oncologico, legale, ambientale, socio-economico e agricolo per far chiarezza sull’argomento, per informare correttamente i cittadini e per impedire i danni alla salute e all’ambiente.” Lo comunica in una nota il MoVimento Cinque Stelle Nardò.

“I cittadini di Galatone, riunitisi in un comitato di lotta, dal canto loro hanno delle grosse perplessità sulla realizzazione dell’impianto che ormai entro due mesi al massimo sarà concluso, perplessità che man mano che arrivano le informazioni tecniche si trasformano in certezze circa la salute e il danno ambientale e denunciano la complicità del Comune. “Bisogna far presto – hanno detto mercoledì sera – per bloccare il mostro”.

L’Amministrazione comunale di Galatone, pressata dal comitato, ha dovuto istituire una commissione formata da quattro tecnici per avere un parere definitivo. Il comitato però denuncia che il parere dei tecnici sarà utilizzato dopo che la centrale entrerà in funzione e non servirà per bloccarla.

Se gli esperti, riunitisi per la prima volta martedì sera a Galatone, dovessero dare un parere negativo al completamento dell’impianto, il Comune dovrebbe procedere alla chiusura della centrale Biogas, ma questo è da vedere.

Il gruppo di lavoro dei tecnici è composto dall’ingegnere Antonio De Giorgi, esperto in ecologia e impianti termici; dal tecnico agronomo Cristian Casili, dall’ingegnere-ecologo Giuseppe Salvatore Presicce e dall’avvocato Paolo Gaballo che dovrà esaminare gli aspetti legali dell’impianto.

I quattro esperti stanno prestando gratuitamente la loro consulenza “per spirito civico, per volontariato” dice l’ingegnere Antonio De Giorgi e dovrebbero, subito dopo Pasqua, presentare una pre-relazione.

Intanto a Nardò presso il Comune si è tenuto lunedì scorso 25 marzo un incontro fra il sindaco Marcello Risi, i consiglieri comunali, il presidente della Commissione ambiente Salvatore Antonazzo, Cristian Casili, tecnico agronomo e membro della Commissione locale del paesaggio del Comune di Nardò e tre rappresentanti della Provincia: Giovanni Tundo, Giovanni Siciliano, e Mino Frasca. La Provincia è stata invitata per dare chiarimenti e se necessario intervenire per bloccare i lavori.

Giovanni Tundo, parlando a nome della Provincia, non ha riscontrato alcun pericolo nel completare l’impianto e si è dimostrato possibilista sulla realizzazione della centrale. La sua analisi si basava sul fatto che l’impianto stava sorgendo con l’applicazione delle leggi in materia.

«Le carte sono a posto», ha esordito il consigliere affermando che “le carte presentate dalla ditta proponente sono ineccepibili e supportate da una relazione tecnico agronomica che sostiene la fattibilità di un progetto in filiera corta”.

Il consigliere aveva dato un parere solo sull’osservazione rigida delle leggi in materia, senza entrare nel merito della pericolosità dell’impianto. Ma già queste leggi nell’ultimo anno sono state cambiate in senso più restrittivo.

All’affermazione di Giovanni Tundo hanno voluto rispondere Mino Natalizio e Cristian Casili il quale ha dichiarato che proprio “le carte non sono a posto”.

Cristian Casili ha spiegato che “quella relazione tecnico agronomica è priva di fondamento, al più può essere calata su una realtà agricola differente dalla nostra, in Emilia Romagna per esempio”, dove vi sono grandi quantità d’acqua. “Quindi consigliere ci deve spiegare, – ha continuato Cristian Casili – alla luce di queste mie osservazioni, se le carte del proponente sono tutte a posto e se effettivamente è così”.

Il tecnico agronomo del Comune ha chiesto inoltre al consigliere provinciale “se la Provincia di Lecce, di cui è amministratore, è consapevole che tutti i pozzi interessati dalle colture sono a rischio contaminazione salina e se è mai possibile che colture di tipo industriale, come quelle di cui si discute, possano beneficiare alla stregua di quelle agroalimentari dell’utilizzo di queste acque”.

Cristian Casili ha denunciato anche “che le nostre terre sono a rischio desertificazione per i rilevanti fenomeni di salinizzazione che stanno depauperando la risorsa più importante del nostro territorio che è la terra”.

L’impianto di Biogas dovrebbe usare ingenti quantità di acqua per coltivare il mais da fornire alla centrale per la produzione di energia e “pensare di coltivare circa 260 ettari a mais in prima e seconda coltura è inaccettabile in quanto la nostra terrà non ha la vocazione ad ospitare questo tipo di coltura”. “È forse il mais una coltura della tradizione agricola del nostro territorio? – ha chiesto ancora l’esperto e ha concluso dicendo che “pertanto è senza ombra di dubbio completamente errato il protocollo produttivo di filiera corta con cui si vuole alimentare tali tipi di centrali”.

Da quanto emerge si nota la grave carenza di professionalità da parte della Provinca nell’affrontare la questione Biogas, senza escludere la malafede.

L’incontro ha creato una spaccatura all’interno della maggioranza del Comune di Nardò vista la grave situazione che interessa l’agro neretino ed alcuni consiglieri hanno criticato il Sindaco Risi in quanto sembra che “gli calino dall’alto” eventi impattanti sul territorio senza che lui si preoccupi di intervenire per tempo.

Pertanto, visto che ufficialmente non vi è alcun contatto fra il comune di Nardò e il Comune di Galatone, il MoVimento 5 Stelle chiede che l’Amministrazione comunale prenda posizione, anche se in grave ritardo, e che dialoghi con gli amministratori galatei per risolvere la questione per tutelare la salute dei cittadini e i terreni agricoli di Nardò.”

 

 

 

 

 

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