credito-consumoOltre sette miliardi di euro. A tanto ammonta il giro d’affari del «credito al consumo» in Puglia. Nonostante la contrazione della domanda, l’indebitamento delle famiglie resta ancora alto: 7 miliardi 259 milioni di euro.

Una cifra da capogiro, rilevata dal Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia, incrociando più fonti. Negli ultimi anni, l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto dei pugliesi che si sono indebitati sempre più, ricorrendo al «credito al consumo», per comprare beni, come elettrodomestici o servizi (cosiddetto «credito finalizzato») oppure per soddisfare esigenze personali, come un viaggio.

Analizzando gli importi erogati, tre miliardi 584 milioni di euro sono stati concessi dalle banche, mentre tre miliardi 674 milioni dagli intermediari finanziari.

Da settembre 2011 a settembre 2012, in Puglia, il credito al consumo è comunque diminuito del 2,6 per cento. La flessione maggiore si registra in provincia di Foggia (-4,7 per cento); segue Bari (-3,3 per cento), mentre la minore riguarda Lecce (-0,5 per cento).

Molti contratti di finanziamento sono serviti per l’acquisto di telefonia mobile (come cellulari, smartphone e relativi abbonamenti), tablet, e-book, elettrodomestici «bianchi» o grandi (come frigoriferi, congelatori, lavatrici e lavastoviglie), elettrodomestici piccoli (come frullatori e friggitrici), elettrodomestici «bruni» o apparecchiature elettroniche (come televisori, videoregistratori, lettori dvd), personal computer ed accessori informatici, fotocamere e videocamere che compongono la galassia dei «technical consumer goods» (tgc).

Nel credito al consumo rientrano anche i mobili di arredamento, le moto e le auto (che negli ultimi mesi, però, hanno subìto una forte battuta d’arresto). Non sono compresi, invece, i mutui ipotecari per l’acquisto di immobili né i prestiti concessi per finalità professionali, come ad esempio l’autovettura usata per il trasporto dei dipendenti della propria azienda.

A partire dal 2002, il credito al consumo è costantemente cresciuto. Poi, nel 2009, ha «rallentato» a causa degli effetti della recessione globale. Da allora, il ritmo è altalenante: trimestri positivi si alternano a trimestri negativi.

«Questi numeri elaborati dal nostro Centro Studi – sottolinea il presidente di Confartigianato Imprese Puglia, Francesco Sgherza – dimostrano come la gente sia ricorsa e continua a ricorrere agli strumenti del credito al consumo, come carte di credito, prestiti personali, cessioni del quinto dello stipendio. Sempre più spesso – aggiunge – le famiglie sono costrette a rivolgersi a banche ed intermediari finanziari. Ma, così, continuano ad indebitarsi».

 

Per il presidente, «bisogna ridurre le commissioni e i tassi di interesse applicati su queste tipologie di finanziamento, soprattutto, in questo momento di grave recessione».

 

 

Analisi nelle sei province pugliesi

 

Bari. Il credito al consumo in provincia di Bari è per un miliardo 55 milioni a carico delle banche ed un altro miliardo 226 milioni a carico degli intermediari finanziari. Per un totale di 2 miliardi 281 milioni. Rappresenta il 31,4 per cento del totale regionale (7 miliardi 259 milioni di euro).

Barletta-Andria-Trani (Bat). E’ la provincia dove si registra la minore concessione di credito al consumo: 244 milioni per le banche e 290 per gli intermediari. Per un totale di 534 milioni, pari 7,4 per cento.

Brindisi. Il giro d’affari è di 766 milioni, di cui 395 a carico delle banche e 371 degli intermediari. «Vale» il 10,6 per cento del totale regionale.

Foggia. Poco sotto il miliardo di euro. Per la precisione 988 milioni, di cui 436 a carico delle banche e 552 a carico degli intermediari. Corrisponde al 13,6 per cento in Puglia.

Lecce. Dopo Bari, è la provincia dove si concede più credito. Nel Salento, il credito al consumo «pesa» per 1 miliardo 426 milioni, di cui 791 a carico delle banche e 635 degli intermediari. Equivale al 19,6 per cento del dato complessivo pugliese.

Taranto. Segue dopo Bari e Lecce. Il credito al consumo rappresenta il 17,4 per cento del totale regionale: 1 miliardo 262 milioni, di cui 662 a carico delle banche e 600 a carico degli intermediari.

 

 



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