18esima giornata della memoria e dell'impegno

 

18esima giornata della memoria e dell'impegno
18esima giornata della memoria e dell’impegno

di M. Cristina Pede

La pioggia ha guastato l’ultima parte del programma per la 18esima giornata della memoria e dell’impegno, in ricordo delle vittime di tutte le mafie che si è svolta oggi a Lecce come in altre mille piazze d’Italia, ma il messaggio, come ogni anno, è stato chiaro scandito dalle voci di centinaia di studenti consapevoli e determinati alla lotta per un percorso di legalità.

La marcia anche quest’anno è stata organizzata da Libera Lecce in collaborazione con le associazioni del coordinamento provinciale e con il contributo della provincia di Lecce. Partendo da Porta Napoli, il corteo ha attraversato alcune vie e piazze del centro storico: via Principi di Savoia, vico dei Fieschi, viale XXV Luglio, via Trinchese, piazza Sant’Oronzo, via Rubichi, piazzetta Castromediano, via Umberto 1°, per concludersi nell’Atrio di Palazzo dei Celestini dove era atteso dalle istituzioni.

Il prefetto Giuliana Perrotta, il presidente della provincia di Lecce Antonio Gabellone e il consigliere Antonio Lamosa in delega al sindaco Perrone, hanno testimoniato l’impegno degli enti, vicini a qualsiasi iniziativa in favore della libertà civile.
E’ soprattutto l’attività di Libera, l’associazione nata nel 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia, che dà vita alle giornate della memoria. “Lo slogan di quest’anno Semi di giustizia fiori di corresponsabilità la dice lunga – ha commentato la referente provinciale dell’associazione, Marisa Capone, dobbiamo sentirci tutti coinvolti, il cambiamento non ce lo danno gli altri ma deve partire da ognuno di noi”.

E per cambiare non basta chiudersi nel silenzio e nel dolore come aveva fatto Brizio Montinaro, fratello di Antonio, il poliziotto originario di Calimera rimasto coinvolto nella strage di Capaci del 1992. “Per 16 anni non ho partecipato a nessuna manifestazione, poi sollecitato da Libera ho preso parte a qualche iniziativa e mi sono reso conto di aver perso troppo tempo” ha dichiarato Brizio, confessando di essere rimasto sconvolto dal cannibalismo mediatico con il quale fu oltraggiato il dolore della sua famiglia all’indomani dalla morte del fratello.
Oggi è però consapevole dell’ attività di Libera che mette insieme tante energie e nello stesso tempo tante sofferenze con l’obiettivo comune di scuotere le coscienze per evitare altre vittime innocenti. “Ho messo a disposizione la mia professionalità, sono un architetto e mi dedico anche alla progettualità dei beni confiscati, è il mio modo di dare un contributo e per tenere vivo il ricordo di chi non è più con noi”.

Ricordare il senso di giustizia e del dovere, per Marisa Capone, resta l’esempio migliore per le nuove generazioni ma soprattutto bisogna imparare a guardarsi intorno, la mafia non deve farci pensare solo alla Sicilia, ma anche a quello che accade intorno a noi ricordando sempre che il silenzio uccide più della mafia.

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