Slide_polizia-lecceDue boss della Scu dietro l’evasione del killer moldavo, rintracciato sabato scorso nel Salento. È questa la pista sulla quale stanno indagando gli investigatori, per capire chi ci sia dietro alla fuga di Serghei Vitali, 29enne, scappato nel gennaio di quest’anno dal carcere padovano “Due Palazzi” e rintracciato sabato scorso in un agglomerato di case all’ingresso di Frigole, marina di Lecce, dove è stato stanato dagli agenti delle Squadre Mobili di Lecce e Brindisi. Le indagini, avviate per far luce su chi abbia organizzato la fuga e, quindi, coperto e finanziato la latitanza del moldavo, si starebbero concentrando proprio su due personaggi di spessore, all’interno della mafia pugliese.

Il Vitali, recluso dal 2005 per rapina aggravata e per l’omicidio di un rumeno, stava scontando la pena detentiva di 15 anni. Nel 2020 era prevista la fine della sua reclusione ma, approfittando di un permesso premio di tre giorni, ottenuto per la sua “buona condotta” all’interno del penitenziario, concessogli lo scorso 18 gennaio, il 29enne ha preferito non fare rientro in carcere, avviando così la sua latitanza, durata poco più di due mesi.

I sospetti degli investigatori si erano concentrati sul tacco d’Italia. In cella, infatti, il moldavo era venuto in contatto con un detenuto leccese, ritenuto legato proprio alla Scu, che avrebbe provveduto a farlo “reclutare” tra le fila dell’organizzazione mafiosa salentina. Ed è stato proprio in esito alle intercettazioni delle telefonate del detenuto leccese (l’ultima effettuata appena 15 minuti prima che il moldavo lasciasse il carcere) che le indagini hanno assunto una precisa direzione.

Ad attendere Vitali all’esterno del carcere di Padova, la mattina del 18 gennaio, c’erano alcuni emissari della Sacra Corona Unita e di questo ne sono certo gli investigatori. Quando è stato fermato, Vitali era armato di una Tokarev pronta a sparare. Circondato da una ventina di agenti, l’uomo ha anche tentato di fuggire sui tetti, ma ha dovuto arrendersi: con le ciabatte ai piedi non è potuto andare molto lontano e, intimidito dai colpi di pistola esplosi dagli agenti a scopo intimidatorio, si è alla fine arreso. Indagini sono state avviate anche nel Salento, per individuare chi ha organizzato e preparato la sua latitanza e cosa l’organizzazione mafiosa abbia chiesto in cambio al Vitali, come contropartita della sua “libertà”.

C.T.



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