Attualità_campagna-stradaAssenza di segnalazione su via da denominare

La responsabilità dell’ente proprietario della strada è costituita da una situazione di contrasto tra le condizioni di transitabilità reali e quelle apparenti, non percepibile dall’utente della strada con l’uso della normale diligenza.

A giudizio della Corte, infatti, una siffatta situazione non è ravvisabile qualora la circolazione stradale possa avvenire senza inconvenienti pure in mancanza di segnalazioni perché omesse o abbattute, essendo sufficiente ed idoneo a regolarla il codice della strada, mentre appartiene all’insindacabile potere discrezionale dell’ente gestore provvedere alle segnalazioni per creare condizioni di traffico migliori

 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA

 

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

 

Il Tribunale di Lecce, Prima Sezione civile in composizione monocratica, in persona del giudice d.ssa Federica Sterzi Barolo, ha emesso la seguente

 

SENTENZA

 

nella causa civile in appello rubricata sub. n. 5454/09 R.G.,

 

TRA

 

COMUNE DI CA VALLINO, col procuratore e domiciliatario avv.to Giovanni Bevilacqua;

 

– attore –

 

E

 

M.F. col procuratore e domiciliatario avv.to Massimo Gabrieli Tommasi

 

-convenuto-

 

Oggetto: risarcimento danni

 

All’udienza del 12.6.2012 le parti precisavano le proprie conclusioni a verbale che deve intendersi qui integralmente riprodotto.

 

MOTIVI DELLA DECISIONE (FATTO E DIRITTO)

 

Preliminarmente deve darsi atto del fatto che la presente sentenza viene redatta in maniera concisa ai sensi dell’art. 132 comma 2 n. 4) c.p.c., così come modificato dalla L. n. 69/09.

 

Con atto di citazione ritualmente notificato, il comune di Cavallino ha proposto appello avverso la sentenza del Giudice di Pace di Lecce, sent. n. 4326/09, con la quale è stata accolta la domanda avanzata nei suoi confronti da M.F., condannandolo alla corresponsione in favore di quest’ultimo della somma di euro 1000,00 a titolo di risarcimento del danno subito in data 4.4.03.

 

A sostegno del proposto appello il comune ha dedotto che:

 

– il Giudice di prime cure ha ritenuto sussistente la responsabilità del comune di Cavallino in quanto, con il proprio comportamento omissivo, consistito nel non apporre idonea segnaletica, aveva impedito alla conducente dell’ auto del Manne di comprendere che transitava su strada privata, come tale priva del diritto di precedenza.

 

Così decidendo, il Giudice ha pronunciato ultra petita, atteso che la responsabilità dell’ente era stata fondata dall’attore esclusivamente sulla condotta omissiva consistente nel non aver riposizionato il segnale di STOP sulla strada da denominare percorsa dalla medesima, creando per qualsivoglia utente della strada una situazione insidiosa;

 

– il primo Giudice ha omesso di pronunciarsi sul punto fondamentale delle difese dell’ ente, ovvero sulla dedotta insussistenza del nesso di causalità tra il denunciato mancato riposizionamento del segnale e il sinistro.

 

Il comune, costituendosi, aveva infatti dedotto che il sinistro si era verificato per l’esclusiva imprudenza del conducente l’auto dell’ attore che, percorrendo una strada secondaria per natura e struttura, avrebbe dovuto comunque concedere la precedenza, a prescindere dall’esistenza di segnaletica;

 

– il primo Giudice non ha considerato che sui fatti oggetto di causa era già intervenuta sentenza n. 1739/04 passata in giudicato con cui il Giudice di Pace di Lecce ha dichiarato che la sig. V. doveva concedere la precedenza, in quanto proveniva da una strada privata sterrata, priva di segnaletica, non denominata e quindi secondaria;

 

– il Giudice di prime cure ha interpretato in maniera errata le risultanze probatorie da cui emergeva la natura secondaria della strada percorsa dall’auto dell’ appellato;

 

– la sentenza impugnata non ha tenuto conto del fatto che dai rilievi compiuti dagli agenti intervenuti sul luogo del sinistro emerge che la conducente del veicolo dell’ appellato non procedeva a velocità moderata, come richiesto dallo stato dei luoghi, né teneva regolarmente la destra come, invece, dichiarato nell’ atto di citazione.

 

Instaurato regolare contraddittorio, si costituiva M.F. contestando il fondamento dell’impugnazione e chiedendo la conferma della sentenza appellata. Con vittoria di spese di lite.

 

La causa, all’esito della precisazione delle conclusioni, è stata trattenuta in decisione con i termini di legge.

 

*********

 

L’appello è fondato e va accolto per le ragioni di seguito indicate.

 

Con il primo motivo l’appellante si duole del fatto che il primo Giudice ha accolto la domanda proposta dall’attore, ritenendo sussistente la responsabilità del comune, in ragione di una condotta diversa da quella oggetto di censura da parte dell’ appellato.

 

Il motivo non è fondato.

 

Ed invero, dalla lettura dell’atto di citazione si evince che il M. ha convenuto in giudizio il comune di Cavallino lamentando, in buona sostanza, l’assenza di segnaletica sulla via da denominare da cui proveniva l’auto di sua proprietà; in particolare, a dire dell’appellato, la condotta omissiva – consistita nella mancata apposizione del segnale di STOP – è stata la causa dell’errore in cui è incorsa la conducente, facendole ritenere di avere la precedenza rispetto ai veicoli transitanti su via Cavalieri di Vittorio Veneto, provenienti dalla sua sinistra.

 

Il Giudice di Pace ha ritenuto sussistente la responsabilità del comune proprio in ragione della mancata apposizione della segnaletica.

 

Che poi si trattasse di mancata installazione o re­installazione, a seguito dell’abbattimento del segnale, è circostanza che non riveste alcuna importanza nel caso in esame, non avendo l’attore attribuito alcun valore, ai fini della rilevanza causale della condotta omissiva, a detta precedente installazione, se non all’unico fine di supportare l’assunto secondo cui se prima il segnale c’era, ciò significa che era necessario che ci fosse.

 

Il motivo va dunque rigettato.

 

Con il secondo motivo d’appello il comune lamenta che il primo Giudice ha omesso di pronunciarsi sul punto fondamentale delle difese dell’ ente, ovvero sulla dedotta insussistenza del nesso di causalità tra il denunciato mancato riposizionamento del segnale e il sinistro.

 

Il comune, costituendosi, aveva infatti dedotto che il sinistro si era verificato per l’esclusiva imprudenza del conducente l’auto dell’attore che, percorrendo una strada secondaria per natura e struttura, avrebbe dovuto comunque concedere la precedenza, a prescindere dall’esistenza di segnaletica.

 

Anche il secondo motivo non è fondato.

 

Ed invero, il Giudice di pace non ha omesso di pronunciarsi sul punto, in quanto, accertando la sussistenza del comportamento colpevole del comune, ha ritenuto esistente il nesso causale tra detta condotta ed il sinistro verificatosi, escludendo implicitamente la sussistenza di altre concause idonee di per sé sole a cagionare l’evento.

 

Il secondo motivo va dunque rigettato.

 

Con il terzo motivo d’impugnazione l’appellante si duole del fatto che il primo Giudice non ha considerato che sui fatti oggetto di causa era già intervenuta la sentenza n. 1739/04, passata in giudicato, con cui il Giudice di pace di Lecce aveva dichiarato che la sig. V. doveva concedere la precedenza, in quanto proveniva da una strada privata sterrata, priva di segnaletica non denominata e quindi secondaria.

 

In proposito il Tribunale deve innanzi tutto rilevare che detta sentenza non risulta prodotta agli atti di causa. In ogni caso, se – come dedotto dall’ appellante- la decisione richiamata ha rigettato la richiesta di risarcimento avanzata dal M. e dalla V. nei confronti della M., ritenendo che la V. dovesse concedere la precedenza alla M., deve rilevarsi che la questione posta al giudicante, e dal medesimo risolta in quel procedimento, riguardava la sussistenza o meno di responsabilità in capo ad uno o ad entrambi i conducenti.

 

Si tratta, dunque, di questione diversa rispetto a quella oggetto della causa in esame, che attiene invece alla responsabilità per colpa del comune, responsabilità in quel giudizio non invocata da alcuna delle parti.

 

Il motivo va dunque rigettato.

 

Con il quarto e quinto motivo il comune lamenta che il Giudice di prime cure ha interpretato in maniera errata le risultanze probatorie, da cui emergeva chiaramente la natura secondaria della strada percorsa dall’auto dell’appellato e non ha tenuto in conto il fatto che dai rilievi compiuti dagli agenti intervenuti sul luogo del sinistro emerge che la conducente del veicolo dell’ appellato non procedeva a velocità moderata, come richiesto dallo stato dei luoghi, né teneva regolarmente la destra come dichiarato nell’atto di citazione.

 

Il motivo è fondato.

 

Ed invero, secondo l’orientamento della Suprema Corte – che la scrivente condivide – la P.A., può ritenersi responsabile di fatti lesivi verificatisi nel caso di mancata apposizione di segnali o di apposizione di segnaletica o cartelli erronei e contraddittori quando la predetta condotta ponga in essere una situazione di insidia per gli utenti della strada, i quali, non potendo discernere tempestivamente il segnale o cartello valido, non riescano a regolare la propria condotta di guida conformemente alla situazione di pericolo sussistente.

 

In particolare va sottolineato che il fattore che accomuna i casi in cui la Cassazione ha ritenuto sussistente la responsabilità dell’ente proprietario della strada è costituito da una situazione di contrasto tra le condizioni di transitabilità reali e quelle apparenti, non percepibile dall’utente della strada con l’uso della normale diligenza.

 

A giudizio della Corte, infatti, una siffatta situazione non è ravvisabile qualora la circolazione stradale possa avvenire senza inconvenienti pure in mancanza di segnalazioni perché omesse o abbattute, essendo sufficiente ed idoneo a regolarla il codice della strada, mentre appartiene all’insindacabile potere discrezionale dell’ente gestore provvedere alle segnalazioni per creare condizioni di traffico migliori (cfr. Cass. civ. n. 15224/05; 2074/02).

 

Tanto premesso, nel caso di specie emerge incontestatamente dalle risultanze processuali che la strada percorsa dalla vettura di proprietà del M. era una strada sterrata, tranne che per un piccolissimo tratto, proprio in prossimità di via Cavalieri di Vittorio Veneto.

 

Orbene, in considerazione del predetto assetto stradale, perfettamente visibile da parte della sig.ra V. essendosi il sinistro verificato alle ore 12.00, non può non ritenersi che la stessa, pur in assenza di un segnale che le imponesse lo STOP, aveva il dovere di arrestarsi all’incrocio con altra via ampia ed asfaltata, per concedere la precedenza, così come disposto dal Codice della strada.

 

Ed invero, l’art. 145 del D.lgs. 285/92 dispone, al comma 2, che quando due veicoli stanno per impegnare una intersezione, ovvero laddove le loro traiettorie stiano comunque per intersecarsi, si ha l’obbligo di dare la precedenza a chi proviene da destra, salvo diversa segnalazione.

 

Al comma 8 stabilisce però che negli sbocchi su strada di sentieri, tratturi, mulattiere e piste ciclabili è fatto obbligo al conducente di arrestarsi e dare la precedenza a chi circola sulla strada.

 

L’obbligo sussiste anche se le caratteristiche di dette vie variano nell’immediata prossimità dello sbocco sulla strada.

 

Tanto precisato, va altresì rilevato che dalle dichiarazioni rese per iscritto da G.S.R.. e S.F., allegate al fascicolo di primo grado di parte convenuta, si evince che la vettura condotta dalla V., approssimandosi all’incrocio, si immetteva su via Cavalieri di Vittorio Veneto senza rallentare la marcia, così come imposto dal Codice della Strada.

 

Sulla base dei predetti riscontri, allora, deve ritenersi che la responsabilità del sinistro in questione, contrariamente a quanto ritenuto dal primo Giudice, sia da ascrivere integralmente alla condotta colpevole della conducente della Lancia Y10.

 

La domanda avanzata dal Manno va dunque rigettata.

 

Per quanto attiene alle spese di lite, la complessità della questione giuridica trattata e i diversi orientamenti giurisprudenziali in materia costituiscono grave motivo per compensare integralmente le spese di entrambi i gradi del giudizio.

 

P.Q.M.

 

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza respinta,

 

1. Accoglie l’appello e, in riforma della sentenza impugnata, rigetta la domanda proposta da M.F. nei confronti del comune di Cavallino con atto di citazione notificato in data 20.9.2006.

 

2. Compensa integralmente tra le parti le spese di entrambi i gradi del giudizio.

 

Lecce, 21.2.2013

 

 

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