L’impennata delle «sofferenze» bancarie in Puglia. A partire da settembre 2010, crescono senza sosta. Ammontano a 4 miliardi 870 milioni di euro. In rapporto agli impieghi rappresentano l’8,5 per cento.

A rilevarlo è il Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia che ha elaborato gli ultimi dati della Banca d’Italia.
Si tratta, in particolare, della somma di tutti i prestiti non restituiti dai clienti agli istituti di credito e la cui riscossione appare incerta. Rappresentano, di fatto, possibili perdite in bilancio per le banche.
L’incremento è dovuto, principalmente, all’aggravarsi della recessione che continua a «soffocare» i comparti produttivi e commerciali.
Non si registrano inversioni di rotta. Ha fatto eccezione solo il primo trimestre del 2012, quando le sofferenze sono diminuite del 3,4 per cento. Poi hanno ripreso a correre.
L’incremento maggiore si è registrato nel secondo trimestre 2011, quando sono «schizzate» del 15,2 per cento (da 3 miliardi 751 milioni a 4 miliardi 321).
Parallelamente, aumenta il numero degli affidati, cioè le persone segnalate alla Centrale dei rischi. Ce ne sono ben 65.306 solo in Puglia.
«L’incremento delle sofferenze bancarie è la dimostrazione più evidente dello stato di crisi attraversato dalle aziende e dalle famiglie» – spiega il presidente di Confartigianato Imprese Puglia, Francesco Sgherza. «Sempre più imprenditori, infatti, si trovano in affanno nel rimborsare le rate dei finanziamenti ottenuti dalle banche. Alle istituzioni chiediamo interventi concreti».

Per il presidente provinciale di Confartigianato Imprese Lecce, Corrado Brigante, «la cronica mancanza di liquidità e la prolungata fase di crisi che stiamo tuttora vivendo sono tra le principali cause che hanno fatto esplodere l’insolvibilità, nonostante la sempre più rigorosa selettività della clientela alla quale le banche erogano il credito».

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