Quattro ergastoli sono stati invocati nell’ambito del processo sull’omicidio di Italo Pinto. Il carcere a vita è stato sollecitato dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, Guglielmo Cataldi, nei confronti di Gianni De Tommasi e dei monteronesi Fabrizio Bernardini, Mario Tornese e Massimo Mello. Nel corso della sua requisitoria, il pubblico ministero ha ripercorso con una minuziosa ricostruzione le fasi di uno dei primi omicidi che aprì una stagione di sangue nel Salento macchiato da una serie di omicidi legati alla gestione del business della droga. I quattro imputati, secondo quanto rimarcato dallo stesso pm, sarebbero inchiodati alle loro pesanti responsabilità anche dalle testimonianze fornite da alcuni collaboratori di giustizia le cui dichiarazioni si devono ritenere assolutamente attendibili e concordanti. Subito dopo hanno preso la parola gli avvocati difensori degli imputati, i legali Paolo Spalluto, Stefano Prontera, Vincenzo Del Prete e Vincenzo Carbone che hanno confutato la tesi accusatoria rimarcando l’assoluta inattendibilità dei vari collaboratori. I giudici, (Presidente Roberto Tanisi, a latere Francesca Mariano), dovrebbero chiudersi in camera di consiglio il prossimo 11 aprile salvo repliche dell’ultima ora.

F.O.

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