Presunte violazioni per la realizzazione di una costruzione in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico a Morciano di Leuca attraverso false attestazioni ed errate certificazioni. Nei giorni scorsi, l’avviso di chiusura delle indagini preliminari, a firma del procuratore aggiunto Ennio Cillo, è stato notificato a Silvana Scrudato, 68 anni, di Noicattaro, proprietaria dell’area, Luigi Melcarne, 55 anni, di San Dana, (frazione di Gagliano del Capo), in qualità di progettista, Giuseppe Renna, di Morciano, allora tecnico comunale nel paese sud salentino e Antonio De Salvo, 67 anni, di Ugento, in qualità di legale rappresentante della ditta esecutrice dei lavori edilizi. Il nome di Renna, come pubblicato giorni fa sulle pagine di questo giornale, compare già in un’inchiesta simile per presunti abusi edilizi compiuti sempre a Morciano. L’indagine si avvitava sulla presunta illecita concessione di una volumetria non ammissibile su un lotto qualificato come una zona E2, (area verde agricolo extraurbano) risalente al marzo dello scorso anno. La costruzione sarebbe stata realizzata accorpando illecitamente particelle di terreni contigui sempre con caratteristiche E2. La Procura ipotizza per tutti gli indagati anche l’accusa di deturpamento di bellezze naturali perché i lavori sarebbero stati eseguiti grazie ad un’autorizzazione paesaggistica comunale rilasciata sulla scorta di presunte false attestazioni a firma del progettista ed una errata certificazione del funzionario incaricato. In tal modo, secondo il ragionamento della Procura, la Soprintendenza per i beni culturali e paesaggistici sarebbe stata indotta in errore emettendo il relativo nulla-osta. La Scrudato, Melcarne e Renna, poi, in concorso tra loro, sono accusati anche di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. Per la Procura, infatti, accusa tutta da dimostrare, avrebbero presentato la relazione tecnica integrativa della domanda attestando falsamente la conformità con le norme di legge e con gli strumenti urbanistici sia regionali che locali. Ci sarebbe, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, anche una relazione paesaggistica con la quale si affermava la compatibilità ambientale dell’intervento che avrebbe valorizzato l’intera area. Tali indispensabili presupposti, sempre seguendo il teorema della Procura, avrebbero consentito all’allora tecnico comunale Giuseppe Renna di emettere i relativi provvedimenti autorizzatori. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Francesco Vergine, Daniele Gatto, Francesco Fabbiano e Salvatore Rosario Giannaccari.

F.O.