Rosario Padovano.Adoravo mio fratello. Da sempre è stato il mio punto di riferimento. L’ho ucciso perché altrimenti sarebbe stato lui ad assassinare me e i miei genitori”. In aula bunker ascolto fiume di Rosario Padovano, mandante reo confesso dell’omicidio di Salvatore Padovano, alias Nino Bomba. “Solo io e Mendolia abbiamo organizzato il delitto, gli altri non ne sapevano nulla. Tranne il procuratore Cataldo Motta e di questo risponderà davanti al Tribunale divino”. In un colpo solo Padovano cerca di scagionare i suoi e accusa il procuratore di non averlo aiutato. A determinare gli screzi tra i due sarebbe stato l’odio covato da Salvatore Padovano nei confronti dei genitori, colpevoli di avergli comunicato il tradimento della moglie, Anna Reali. Un tradimento che sarebbero stati loro stessi ad organizzare per metterla in cattiva luce. “Aveva intenzione di ammazzarli. Io lo sapevo. Per questo decisi di rivolgermi ai carabinieri di Gallipoli prima e alla Direzione nazionale antimafia, poi”. Padovano ha spiegato che avrebbe chiesto aiuto alle forze dell’ordine perché mai sarebbe voluto arrivare a ciò che poi si è verificato. A metterlo in contatto con i militari dell’Arma prima, e con la Dna poi, sarebbe stato l’allora suo legale, Flavio Fasano. “Tra noi c’era un rapporto confidenziale. E’ stato il mio avvocato tra il 2005 e il 2009”. Vedendo però che nessuno aveva intenzione di intervenire, avrebbe deciso di fare a modo suo. “Il diavolo ci mise la coda- ha dichiarato Padovano, quando nell’estate del 2009 venne a fare le vacanze a Gallipoli, Mendolia. Quando lo vidi decisi che era il momento di agire. Il resto è cronaca.

Padovano ha anche confessato per la prima volta l’omicidio di Nenè Greco. Lui sarebbe stato il mandante su mandato del fratello.

Qunto al senatore Vincenzo Barba ha detto: “Era un cancro di Gallipoli perché aveva molti soldi e non li investiva nella città, ma non ho mai pensato di farlo fuori”.

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