Che fine hanno fatto Luca Greco e Massimiliano Marino, i due amici entrambi originari di Squinzano, dei quali non si hanno più notizie da domenica scorsa? La domanda è ancora senza risposta e due famiglie, amici e parenti continuano a vivere con l’incubo che entrambi possano aver fatto fine una tragica fine.

Nulla di certo, anche perché gli investigatori non si sbilanciano e mantengono ancora in piedi una flebile fiammella di speranza di ritrovare i due amici ancora vivi, anche se le indagini, comunque, battono più piste. Per ora il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia non ha modificato l’ipotesi di reato ma si tratta di un particolare rispetto all’indagine in sé. E nella ridda di ipotesi, non si può escludere neppure la pista di uno “sgarro” compiuto da Greco e Marino nei confronti di qualche clan della zona dopo aver svolto il ruolo di corrieri. L’utilizzo di persone insospettabili, o con piccoli precedenti penali alle spalle, per il trasporto di ingenti quantitativi di droga sta diventando un escamotage sempre più utilizzato dalla criminalità organizzata e alla luce degli arresti nell’ultimo periodo, come quello di Alberto Russo, 28enne di Campi Salentina e di tre giovanissimi a Bari, (tra cui Saida Bruni, sorella della convivente di Marino Manca) tutti gravitanti negli ambienti della criminalità Nord Salentina, tale ipotesi potrebbe avere una sua logica. Ma si tratta di una pista investigativa, come tante. Nel contempo, però, un caso di “lupara bianca”, a distanza di anni come non se ne vedevano nel Salento, ai danni per giunta di due “pesci piccoli”, appare anche un’azione troppo eclatante. Se si dovesse inserire nella faida di Squinzano, risulterebbe un gesto spropositato all’interno di un botta e riposta tra gruppi diversi che, al di là del tentato omicidio di Luca Greco e Marino Manca, si è limitato a rappresaglie di basso profilo criminale. Insomma lo scenario investigativo è piuttosto complesso e ogni elemento viene valutato con estrema attenzione. Anche la telefonata arrivata venerdì pomeriggio quando è stata segnalata la presenza dei corpi dei due scomparsi alla periferia di Surbo, viene presa con le pinze. Di certo, secondo gli inquirenti, chi ha fatto scattare l’allarme qualcosa sapeva ma l’interrogativo è un altro: perché l’anonimo ha voluto spostare l’attenzione degli inquirenti in una zona lontana da dove è stata trovata l’auto? Il mistero, a distanza di giorni, si infittisce.

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