Attualità_letto-fazziDopo circa un mese di ricovero al “Vito Fazzi” dove non sarebbe stata accertata l’esatta diagnosi, muore in un centro specializzato di Torino. Per il decesso di Addolorata Frisco, 65enne, originaria di Ruffano, ma da anni residente a Lecce, la Procura ha aperto un fascicolo d’indagine per accertare eventuali responsabilità da parte dei medici che hanno tenuto in cura la donna. Il sostituto procuratore, Francesca Miglietta, nei prossimi giorni, conferirà incarico di eseguire una consulenza al medico legale Roberto Vaglio e ad uno specialista per accertare se dietro la morte della donna si debbano ravvisare profili di colpevolezza a carico del personale sanitario. La Frisco, pensionata con un passato da infermiera, intorno alla metà del settembre del 2011, accusa una serie di problemi su un fisico già infiacchito per un’operazione subita una decina di anni prima: in particolare, già da giorni, soffre di uno stato febbrile, di forti dolori addominali e viene così sollecitato un ricovero. Seguendo il racconto dei familiari della donna, la Frisco viene così prima visitata presso il pronto soccorso e successivamente ricoverata nell’unità operativa di malattie infettive dell’ospedale “Vito Fazzi”, dove le condizioni di salute , però, non migliorano. Tutt’altro, nell’arco di poche settimane, secondo quanto denunciato, il quadro clinico della paziente peggiora perché nel frattempo vengono intaccati altri organi, e la Frisco viene trasferita presso il centro specializzato “San Giovanni Battista” di Torino dove i medici accertano l’esatta diagnosi sulla paziente, ossia una presunta epatocolangite, in termini meno medici un problema al fegato e alle vie biliari. Nella struttura attrezzata del capoluogo piemontese, la Frisco rimane ricoverata per circa un mese ma i medici non riescono a strappare la donna ad un tragico destino e sono costretti a staccare le spine il 14 novembre sempre del 2011 quando il cuore dell’anziana cessa di battere. I familiari della donna, nell’immediatezza della tragedia, decidono di sorvolare su presunte responsabilità. A distanza di quasi un anno da quel lutto, il figlio dell’anziana, assistito dagli avvocati Francesco Campasena e Marco Linguerri, quest’ultimo del Foro di Bologna, decide di sporgere querela depositando una circostanzaiata denuncia in Procura. Al momento il fascicolo, in cui si ipotizza l’accusa di omicidio colposo, è a carico di ignoti. Secondo quanto sostenuto dal figlio della Frisco non sarebbero state effettuate indagini diagnostiche precise dai medici del “Vito Fazzi” e non sarebbero state, di conseguenza, prestate le necessarie cure. In sostanza, il personale sanitario non avrebbe informato in tempo gli specialisti di Torino ritardando la diagnosi sulle vie biliari così come, invece, accerterebbe una consulenza di parte affidata ad un medico legale di fiducia. Da qui l’apertura di un’indagine ancora in fase embrionale.

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

due × 5 =