False garanzie bancarie per ottenere due fideiussioni per un valore di oltre un milione e 480 mila euro finalizzate all’acquisto di corposi quantitativi di elettrodomestici e apparecchi elettronici. Con le accuse di falsità in scrittura privata e truffa aggravata in concorso Vittorio Perrone, 49enne di Trepuzzi, titolare dell’omonima ditta “Ocp Perrone”, dovrà comparire il prossimo 24 aprile dinanzi ai giudici della seconda sezione penale quando l’imputato, assistito dagli avvocati Antonio Savoia e Vincenzo Magi, potrebbe chiudere i propri conti scegliendo la via più breve per essere giudicato: quella del patteggiamento. Per ora, il presunto magheggio è stato ricostruito grazie al certosino lavoro degli agenti della squadra mobile di Lecce coordinati dal sostituto procuratore Emilio Arnesano. Perrone, secondo l’accusa, insieme ad altre persone non identificate, avrebbe apposto (o fatto apporre) firme non autentiche di persone realmente appartenenti all’istituto bancario facendole in tal modo falsamente apparire come rilasciate dalla Banca Nazionale del Lavoro (ovviamente estranea a tutte le accuse) per ottenere le due fideiussioni. Perrone, per il teorema accusatorio, in tal modo, avrebbe contattato di persona o con l’ausilio di altri complici, la società Akira Italia, società distributrice unica in Italia dei prodotti con marchio Akira, carpendo la buona fede del responsabile acquisti dichiarandosi interessato ad acquistare tv, lettori dvd, condizionatori, macchine da caffè ed altri apparecchi telefonici. Gli ordini d’acquisto sarebbero stati supportati dalle garanzie di pagamento costituite dalle due fideiussioni e il presunto truffatore si sarebbe accaparrato con spedizioni a più riprese la merce ordinata costituita da migliaia di pezzi che veniva puntualmente recapitata presso il magazzino della “Ocp Perrone” di Lecce. L’odierno imputato, per le indagini, sarebbe andato anche oltre perché avrebbe continuato nell’illecito tentando di ottenere ulteriore merce. Dopo aver appreso che la società fornitrice stava rilevando gli insoluti per la merce già inviata, Perrone avrebbe recapitato alla ditta un assegno post datato al 25 gennaio 2012 che la parte offesa non sarebbe comunque riuscita a portare all’incasso dopo aver appurato la truffa compiuta dal suo cliente. Il bluff venne così scoperto con una denuncia sporta dalla ditta Akira finita sul tavolo del sostituto procuratore Emilio Arnesano che diede impulso alle indagini disponendo il sequestro probatorio di tutti gli apparecchi ritrovati dagli investigatori in un deposito alla periferia di Lecce, in via La Pira. Da qui gli accertamenti che hanno trascinato Perrone in un’aula di Tribunale.

F.O.

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