Lo scontro avvenuto a Rignano garganico nel 1137 fu il secondo avvenuto fra Ruggero II de Hauteville, Re di Sicilia e Duca di Puglia e Calabria, ed il cavaliere normanno Rainulfo d’Alife, entrambe conclusesi con la vittoria di quest’ultimo. La prima battaglia era stata quella di Nocera, combattuta il 24 luglio 1132. La politica di Ruggero II mirava all’unificazione dei diversi potentati normanni del meridione d’Italia, trovando tuttavia l’opposizione di Rainulfo, Roberto II di Capua e Sergio VII Duca di Napoli. La sconfitta subita a Nocera aveva vanificato tale progetto di unificazione.

Nel 1134 Ruggero aveva nominato il figlio, che portava il suo stesso nome, Duca di Puglia tuttavia quattro anni più tardi, in seguito ai successi ottenuti sul campo di battaglia, il sacro romano imperatore ed il pontefice Innocenzo II avevano assegnato lo stesso titolo a Rainulfo. Questi poteva contare su un’armata composta da 800 suoi cavalieri, cui si aggiungevano alcune milizie tedesche, oltre a quelle marittime pugliesi. Sergio VII, però, questa volta aveva abbandonato l’alleato, schierandosi al fianco di Ruggero. In realtà Rainulfo cercava di evitare lo scontro, tuttavia gli avversari non erano dello stesso avviso infatti, nonostante la mediazione offerta da Bernardo di Chiaravalle, Ruggero rifiutò categoricamente di scendere a patti col nemico, subendo tra l’altro un richiamo dal fondatore dell’ordine cistercense.

Il 29 ottobre 1137 Ruggero decide di scatenare l’offensiva contro lo schieramento avversario a Rignano Garganico, dove il promontorio del Gargano degrada in maniera alquanto ripida sul Tavoliere. Il re divide le sue forze in due armate, una posta al suo comando, nella quale sono schierate anche le truppe di Sergio e degli altri baroni che avevano aderito precedentemente alla rivolta, mentre la seconda è agli ordini del figlio. La fase iniziale dello scontro vede la supremazia delle armate regie, infatti il giovane Ruggero travolge le milizie pugliesi e le insegue sino a Siponto, l’odierna Manfredonia. L’azione però lo porta lontano dal luogo principale dello scontro, costringendo il padre a sostenere da solo l’urto della terribile cavalleria di Rainulfo. La violenza con cui i cavalieri caricano è devastante, sconvolgendo le linee regie e costringendole ad una rotta disordinata. Nello scontro cadono Sergio di Napoli ed altri valorosi cavalieri. Nel frattempo Bernardo di Chiaravalle prega in solitudine quando ad un tratto sente le grida dei combattenti e comprende che Ruggero è stato nuovamente sconfitto.

La vittoria di Rainulfo non portò a grandi conseguenze poiché le città della Campania rimasero in massima parte fedeli a Ruggero, anzi, essendo caduto senza eredi Sergio, fu proprio l’altro figlio del re, Alfonso, a diventare duca di Napoli. La controffensiva regia avrebbe portato in seguito al saccheggio di Telese ed Alife ma in Puglia le roccaforti di Rainulfo, Troia, Melfi, Canosa e Bari, rimasero saldamente nelle sue mani. Fu soltanto nel 1139, dopo la morte del suo avversario, che Ruggero riuscì a mettere le mani sull’intero meridione d’Italia.

 

Cosimo Enrico Marseglia