Negli ambienti dei democratici la situazione salentina viene commentata con rassegnazione: «Sceglieranno un esterno, forse un barese, magari calato direttamente dalla segretaria regionale, perché l’ambiente leccese è troppo litigioso». Dopo la rinuncia di Maniglio, nemmeno l’assemblea regionale convocata da Blasi è riuscita a sciogliere il nodo del traghettatore che dovrebbe portare fuori dalle sabbie mobili il partito salentino. Martedì arriverà la sospirataPolitica_pd provinciablasi scelta, all’interno dell’assemblea regionale: se non ci saranno colpi di scena, si tratterà di un uomo proveniente da un’altra provincia. Lo stesso Fritz Massa lo ribadisce: “Necessario un esterno, che sia super partes e che metta ordine nel Pd salentino”. L’operazione è inevitabile, viste le scintille tra gli esponenti locali del Pd leccese: ci sono fazioni che si contrappongono in continuazione, battitori liberi e cani sciolti. Non sarà facile per il nuovo segretario far uscire i democratici da una fase piena di sconfitte e scelte sbagliate: nel Salento si riflette la parabola nazionale di un partito che non  conosce pace.

Intanto, martedì sera, sono stati nominati i dirigenti della segreteria regionale: dodici personalità tra cui Cosimo Casilli, che si occuperà di programmazione europea e bilancio e Fritz Massa, che si occuperà della produzione legislativa regionale (per lui un incarico consolatorio, dopo aver visto sfumare la possibilità di entrare in Parlamento). Resta in piedi la diarchia Blasi – Emiliano: il sindaco di Bari è il presidente regionale, ma continua ad avere una sua linea sempre più autonoma e sempre più “grillina”. A livello nazionale la musica non cambia, si è visto nella vicenda dell’elezione del presidente della Repubblica: Bersani ha scelto Marini, Renzi lo ha bocciato. Insomma, le divisioni sono a tutti i livelli. Nel Pd salentino, però, oltre alle divisioni, cominciano a preoccupare sempre di più i debiti. Non si potrà uscire dal guado senza unità e sacrifici.