Ha patteggiato un anno e mezzo di carcere Cosimo Savina, 33enne di Leverano, titolare dell’omonima ditta individuale perché ritenuto responsabile della morte dell’operaio Claudio Liaci, avvenuta il 12 gennaio del 2011 a Nardò. L’uomo, difeso dagli avvocati Giuseppe Bonsegna e Vincenzo Mariano, ha scelto la via più breve per essere giudicato dinanzi al gup Simona Panzera. Secondo quanto accertato dagli agenti dello Spesal di Lecce, Liaci sarebbe salito sul solaio da demolire e mentre si trovava sulla pensilina di un prospetto laterale, quest’ultima si sarebbe staccata dal suolo crollando al suolo insieme all’operaio che veniva travolto e schiacciato dalla pensilina. Liaci morì per un arresto cardio-respiratorio per “asfissia da seppellimento e sfondamento toracico”. La ditta di Savina stava effettuando dei lavori di manutenzione straordinaria in un’abitazione privata a Nardò consistenti nella demolizione e rifacimento di alcuni solai e secondo l’accusa sostenuta dal pm Paola Guglielmi non sarebbero state adottate misure preventive e protettive per l’esecuzione di lavori su parti non stabili del fabbricato in quanto non sarebbero state eseguite le necessarie opere di rafforzamento e puntellamento della parti del fabbricato in precarie condizioni di stabilità. I familiari dell’operaio erano assistiti dall’avvocato Cosimo Casaluci.

F.O.

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