C’è il sigillo della Cassazione e un annullamento per l’omicidio di Giuseppe Lezzi, avvenuto nel novembre del 2001 ad Amsterdam. La prima sezione della Suprema Corte ha confermato il carcere a vita per Ivan Nicola Vitale, di Surbo e per Orlando Perrone, di Lecce. Trent’anni, invece, sono stati inflitti ad Andrea Pagliara, sempre di Lecce, mentre per l’ex capobastone della Scu salentina, Filippo Cerfeda, gli ermellini hanno disposto l’annullamento della sua condanna a 18 anni limitatamente alla concessione delle attenuanti per via della sua collaborazione rimandando il processo dinanzi ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Taranto. Il suo avvocato difensore, Santino Foresta, del Foro di Roma, dinanzi ai giudici della Suprema Corte, ha sostenuto come la pena per Cerfeda si dovesse ritenere troppo alta perché se il leccese non avesse confessato l’omicidio, l’esecuzione di Lezzi sarebbe rimasto un “cold case”. In tal modo, seguendo il ragionamento del suo legale, Cerfeda non avrebbe beneficiato di tutte le attenuanti previste dalla sua scelta a collaborazione. Sono stati, invece, rigettati i ricorsi degli altri avvocati difensori, Francesca Conte, Cosimo Rampino e Pantaleo Cannoletta. L’omicidio di Lezzi si consumò ad Amsterdam in via Churchill nell’abitazione di Filippo Cerfeda e maturò nella guerra di mala che oppose clan opposti tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del 2000. Il cadavere di Lezzi non è stato più ritrovato dagli inquirenti, nonostante Franco abbia disegnato una piantina per indicare il luogo in cui il corpo di Lezzi sarebbe stato abbandonato.

F.O.

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