Giudiziaria_aula tribunale (3)Nel caso posto all’attenzione della Suprema Corte di Cassazione, un genitore aveva prestato del denaro al figlio al fine di poter avviare un’attività di impresa. Per l’occasione, il genitore aveva ottenuto un finanziamento dalla Banca, lasciando, dunque, tracce documentali certe della data e negli importi.

L’Agenzia delle Entrate, non ritenendo sufficiente la documentazione bancaria fornita dal padre dell’accertato, emetteva un avviso di accertamento per ingiustificato arricchimento, in virtù dell’investimento immobiliare effettuato.

Nella controversia l’ente impositore ne usciva però sconfitto, con la condanna anche alle spese processuali, in quanto i giudici del Palazzaccio, con la recentissima sentenza del 27 marzo 2013, n. 7707, hanno ritenuto ingiustificato l’accertamento emesso. In effetti, i giudici della Corte Suprema, riconoscendo valore probatorio alla dichiarazione scritta resa dal padre in sede extraprocessuale, hanno annullato l’accertamento emesso per ingiustificato arricchimento perché illegittimo ed infondato .

Tale dichiarazione ha costituito una vera e propria prova testimoniale che, seppur esclusa nel processo tributario, può essere comunque, secondo la Corte di Cassazione, valutata, “dandosi così concreta attuazione ai principi del giusto processo come riformulati nel nuovo testo dell’art. 111 Cost., per garantire il principio della parità delle armi processuali nonché l’effettività del diritto di difesa”. Il divieto di utilizzo, nel processo tributario, della prova testimoniale deve essere, dunque, interpretato con elasticità.

Marina Pierri

Avv. Tributarista in Lecce

 

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