Un dossier titoli cointestato affinchè il nipote potesse fare investimenti nell’interesse esclusivo dell’anziano zio nell’eventualità in cui quest’ultimo non fosse stato bene. A distanza di anni, però, grazie alla possibilità di operare “a firma disgiunta” su quel conto, il nipote si sarebbe appropriato di circa 157 mila euro privando il parente senior di tutti i risparmi accumulati con enormi sacrifici nel corso di una vita intera. Per Luigi Trisolino, di Melendugno, il sostituto procuratore Guglielmo Cataldi ha disposto il decreto di citazione diretta a giudizio e il 52enne comparirà il prossimo 26 settembre dinanzi al Giudice del Tribunale monocratico di Lecce quando dovrà difendersi dall’accusa di appropriazione indebita. I primi contrasti tra i due parenti, seguendo il racconto della presunta vittima, sarebbero sorti nel giugno del 2008. E qui serve fare una premessa indispensabile. Santoro si sarebbe prodigato per far realizzare, a sue spese, una statua raffigurante San Niceta, Patrono di Melendugno, da piazzare nella parte sud di Piazza Risorgimento per commemorare la figura della moglie nei pressi dell’abitazione dove nacque la compagna di viaggio di una vita intera. Un’idea realizzata di concerto con l’amministrazione comunale di Melendugno con tanto di delibera del consiglio e l’indizione di un pubblico concorso di idee. L’anziano, per realizzare questo suo piccolo “sogno”, fece affidamento anche sui propri risparmi ma tale iniziativa sarebbe stata osteggiata dal nipote perché si sarebbe rivelata un’operazione che la stessa comunità di Melendugno non avrebbe apprezzato. Per lo zio, anche alla luce di quanto sarebbe avvenuto successivamente, il nipote avrebbe contrastato tale iniziativa per evitare che in futuro non vi fosse stata alcuna eredità che lo vedesse beneficiario. Un sospetto, seguendo il ragionamento dell’anziano, rivelatosi fondato nel febbraio del 2009, allorquando Santoro, recatosi in banca per eseguire alcune operazioni bancarie sul dossier cointestato, apprese dal direttore che il nipote, alcuni mesi precedenti, a sua insaputa, aveva prelevato dallo stesso conto corrente 157 mila e 800 euro. Secondo quanto accertato, Trisolino avrebbe effettuato l’operazione di svuotamento del dossier titoli, (ipotesi tutta da accertare nel corso del processo), ad alcuni giorni di distanza da un prelievo di denaro effettuato dallo zio e destinato al pagamento di un ulteriore acconto alla ditta costruttrice della statua. Nonostante le reiterate richieste inoltrate al nipote di restituire i soldi, Trisolino avrebbe eluso ogni incontro e l’anziano parente, assistito dall’avvocato Marino Giausa, decise, così, di querelare il nipote. Quest’ultimo, difeso dal legale Vecchio Corrado, potrà ribaltare ogni accusa mossa a suo carico dimostrando la propria innocenza con l’inizio del processo. Della questione è stata investita anche la magistratura civile.

F.O.

 

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