reggiana-lecceUna ventina di giorni a secco di adrenalina da campionato alimentavano più di un dubbio riassunto nella domanda :”Quale Lecce scenderà in campo a Reggio”?

Già dai primi minuti di gioco, di partita “maschia”, si è capito che i dubbi potevano essere fugati: A Reggio Emilia scende in campo un Lecce in carne, in ossa, con atteggiamento talmente aggressivo da rassicurare tutti sulla capacità di proseguire nella corsa alla promozione diretta.

Toma va sul sicuro, punta sugli uomini collaudati, Foti non scende in campo da una eternità, dunque si parte con Falco, Jeda e Pià. L’assenza di Giacomazzi re Bogliaccino abbassa il tasso di geometrie, ma aumentano nel contempo velocità di esecuzione e ritmo di gioco. Falco, più di altri, è ispirato ; molta quantità e buona qualità nei piedi, nella testa e nei polmoni, ma è tutta la squadra che nel complesso si esprime a buoni livelli, almeno fino all’area di rigore avversaria dove come spesso accade, si crea poca pericolosità.

La Reggiana non sta a guardare, anzi, sono proprio i granata di casa a segnalarsi per alcune incursioni dalle parti di Benassi. Due squadre in salute nonostanti le numerose assenze su entrambi i fronti. Tra il 20° e il 25° il Lecce crea due favorevolissime occasioni: prima Pià che spedisce a fil di palo, poi Fatic a pennellare un taglio a centroarea dove al portiere granata riesce il classico miracolo. Le due magnifiche occasioni o, se preferite, il doppio spavento, fanno drizzare le antenne agli uomini di Zauli che raddoppiano gli sforzi per spaventare a loro volta i giallorossi:

Qualche irrisolto problema (diciamo caratteristica) continua ad accompagnare il Lecce: l’eccessiva elaborazione della manovra in zona tre quarti, per esempio, e la scarseggiante propensione ad assumere la responsabilità di concludere verso la porta avversaria affidando il compito, assai spesso, al compagno più disposto ad assumersi la responsabilità del tiro.

Per registrare il suicidio della Reggiana occorre saltare all’unico minuto di recupero del primo tempo: Un morbido e sostanzialmente scellerato retropassaggio mette Jeda nella condizione di aggirare il portiere e depositare la palla nella porta spalancata.

La ripresa inizia con i medesimi segnali della prima frazione; cala, ma soltanto un pochino, il ritmo di entrambe le squadre che continuano tuttavia a non lesinare energie ed impegno. Al 14° la Reggiana non sfrutta una ghiotta occasione per cogliere il pari: Su calcio di punizione battuto dalla tre quarti, due uomini in maglia granata, solitari al cospetto di Benassi, fanno clamorosamente cilecca mancando entrambi la semplice deviazione in porta. Affiora la stanchezza, ma il Lecce non si disunisce pur pagandola con un crescente numero di imprecisioni negli appoggi, imprecisioni che la Reggiana non è tuttavia in grado di sfruttare.

Il raddoppio (ancora Jeda in gol) matura al 26° ed è il gol che congela le voglie della Reggiana chiudendo di fatto la partita. Il lecce supera dunque una trasferta che alla vigilia presentava più di qualche insidia.

Vince anche il Trapani, ma non è una sorpresa; le posizioni di classifica rimangono pertanto immutate; un’altra giornata di campionato se ne è andata, i verdetti sono ancora in bilico!

Gavino Coradduzza

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