É stata rigettata dai Pubblici Ministeri Antonio Negro e Valeria Mignone l’istanza di dissequestro presentata dal Sindaco del Comune di Santa Cesarea a mezzo dell’avv. Pietro Quinto e concernente la fruibilità ai fini della balneazione della cala di Porto Miggiano, oggetto di un provvedimento di sequestro probatorio.

La vicenda può così riassumersi: il 20 marzo il Corpo Forestale dello Stato, su delega dell’Autorità Giudiziaria, ha eseguito il sequestro sulla “porzione di terreno Cala di Porto Miggiano, caratterizzata da falesia, strapiombante sul mare, interessata da interventi di consolidamento geotecnico, nonché l’area sovrastante la suddetta falesia ove sono in corso ulteriori lavori di urbanizzazione”.

Il sequestro è stato disposto per finalità probatorie sul presupposto dell’ulteriore svolgimento dei lavori, al fine di accertare se le opere marittime in corso di realizzazione, oltre ad essere finalizzate a difesa della falesia, avessero comportato anche la realizzazione di opere per la balneazione.

In tal senso l’Autorità inquirente ha dato corso all’indagine peritale.

Intanto il Sindaco Cretì, nella imminenza della stagione estiva, ha chiesto il dissequestro parziale dell’area a mare allo scopo di consentire la prosecuzione della balneazione già avvenuta peraltro nell’estate del 2012 all’indomani della riconsegna delle opere per l’avvenuto completamento dei lavori.

Il sequestro –come rilevato nella istanza redatta dall’avv. Quinto- era stato motivato con la necessità di evitare alterazione dei luoghi sul presupposto di fatto che gli stessi fossero tutt’ora in corso.

Nella istanza di dissequestro si è dimostrato l’avvenuto completamento delle opere e quindi la impossibilità fattuale di alterare lo stato dei luoghi con piena salvezza di tutte le indagini probatorie in corso attraverso quindi il riscontro tra la documentazione acquisita e lo stato dei luoghi.

porto miggiano (1)

Nonostante ciò l’istanza è stata rigettata poiché gli inquirenti sostengono che i consulenti tecnici nominati hanno il compito di verificare se le opere marittime già realizzate, così prendendo quindi atto dell’avvenuto completamento delle stesse, possano essere qualificate come opere di difesa della falesia dall’azione del moto ondoso o se abbiano comportato “una artificializzazione” del terrazzo costiero incidente quindi sul confine idrogeologico dello stesso terrazzo.

In effetti, come sostiene il Comune che ha già predisposto l’opposizione avverso il provvedimento che ha negato il dissequestro, le opere di chè trattasi, così definite nella relazione del progetto, erano necessarie per la difesa del costone ma avevano anche come obiettivo la salvaguardia della fruizione balneare sul piede del costone e la tutela degli utenti, ciò perché –come storicamente è dimostrato- quel tratto di costa è stato sempre fruito da parte dei bagnanti in presenza di piattaforme nel tratto sul quale sono stati poi eseguiti i lavori di consolidamento effettuati dal Comune.

In tal senso peraltro vi è una deliberazione del C.C. di S. Cesarea risalente all’Aprile del 2012, con la quale si conferma che “tutte le aree di proprietà comunale insistenti in località Porto Miggiano, nonché l’area demaniale marittima, zona spiaggetta, devono rimanere destinate alla pubblica utilità, non devono essere alienate e cedute a terzi trattandosi di aree destinate esclusivamente alla pubblica e libera balneazione e ai servizi connessi”.