palazzoL’iniziale malcontento sfociato in una protesta permanente sui tetti del presidio ospedaliero “Vito Fazzi” di Lecce, da parte dei lavoratori della società in house Sanitaservice, in queste ore sta assumendo nuovi contorni. Alla richiesta di aumento del monte ore a disposizione del personale che potrebbero usufruire di un accantonamento di 2500 ore maturate con i pensionamenti del 2012 e le internalizzazioni degli addetti alle aree verdi, si unisce la lotta contro la soppressione delle società in house come da direttive nazionali dettate dal commissario straordinario Canzio.

L’assemblea sindacale di questa mattina tra operatori e rappresentanti sindacali ha fatto il punto della situazione, accertando che la soppressione delle società è assolutamente illegittima in quanto Sanitaservice leccese come quelle delle altre province rientrano appieno negli standard stabiliti dal commissario, per la sopravvivenza.
I provvedimenti presi da Mario Canzio, delegato alle regole per la spending review, nell’ambito delle società partecipate rientrano nel percorso di razionalizzazione della spesa per gli enti pubblici, a meno che le società in questione non rappresentino una pubblica utilità come recita il comma 3 dell’articolo 4 del testo del 6 luglio 2012 sulle società partecipate.
Sull’altro fronte invece, per l’aumento del monte ore lavorative, le segreterie territoriali si sono messe in moto e hanno chiesto un incontro urgente alla presenza del direttore generale della Asl e dell’assessore regionale alla Sanità Gentile. Da quest’ultima è attesa in queste ore la convocazione per una riunione congiunta con tutte le parti interessate. “Aspettiamo fino a lunedì – ha commentato Gianni Palazzo dell’USB – se non avremo riscontri prima, presidieremo la direzione generale della Asl o l’assessorato regionale, ci devono ascoltare”.
La richiesta del sindacato al presidente Vendola è di avviare un tavolo di lavoro che riconosca la legittimità di Sanitaservice specie dopo il pronunciamento del Tar del Lazio che ha ribadito la legittimità per gran parte delle società in house. Le Sanitàservice dell’Asl pugliese, inoltre, rispecchiano per intero la normativa vigente e anche quello richiesto dal comma 3 dell’art 4.“Le nostre società, svolgono servizi connessi all’attività istituzionale dell’Asl; trattandosi di servizi legati all’igiene non possono prescindere dalla funzionalità dell’ente stessa”, ha ricordato Palazzo.
Il sindacato non intende sottrarsi all’esame sulle condizioni generali imposte dalla spending review , specie su quelle economiche che regolano le società perché rientrano di diritto nelle condizioni generali che non ne prevedono lo scioglimento. “Persistono delle motivazioni al limite del paradosso che non legittimano in nessun modo lo scioglimento di società funzionali – insiste Palazzo – si tratta più che altro di motivi ideologici. Prova ne sia l’appellarsi di Canzio ai paragoni economici del 2008 anziché a quelli del 2011. Nel secondo caso i costi più elevati delle spese avrebbero ulteriormente dato prova che le società possono sopravvivere senza gravare sui conti pubblici, a quel punto non si sarebbe davvero capito a cosa è legata questa volontà di scioglimento”.

M. Cristina Pede

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