Quattro giorni trascorsi in una cella di “Borgo San Nicola”, altri quattro mesi confinato ai domiciliari per poi scoprire, ormai in ritardo, che il coltivatore di quella piantagione di marijuana sequestrata non era il giovane arrestato. La Procura, nel frattempo, ha chiesto l’archiviazione della posizione di Stefano Giancane, 29enne di Monteroni ed ha emesso un decreto di citazione a giudizio nei confronti del 52enne Antonio Quarta, proprietario dell’abitazione in cui vennero trovate le piantine. L’arresto del 29enne risale al ventinove maggio dello scorso anno. Già da giorni, i militari avevano puntato le proprie attenzioni su Giancane senza, però, ottenere alcun riscontro effettivo. Il giovane era stato notato dirigersi più volte presso un’abitazione, poco distante da quella dei suoi genitori, in più momenti della giornata come se, ogni volta, dovesse controllare qualcosa di particolarmente ricercato. Così dopo una serie di elementi raccolti, i carabinieri decisero di entrare in azione proprio quel pomeriggio. Venne dapprima perquisita da cima a fondo l’abitazione dei genitori senza però trovare nulla di illecito e subito dopo i militari, accompagnati dallo stesso Giancane, raggiunsero l’abitazione dove il 29enne risultava solo fittiziamente domiciliato. Le velate resistenze del ragazzo non fecero altro che insospettire ulteriormente gli investigatori. I militari forzarono l’ingresso e, dopo aver spalancato la porta, si trovarono di fronte ad una vera e propria serra realizzata in una stanza a regola d’arte con tanto d’impianto di illuminazione e riscaldamento governato da termometro e timer, stagnola alle pareti per amplificare gli effetti, impianto di irrigazione che curava 22 piantine di marijuana perfettamente tenute. Per Giancane scattarono le manette con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e per il giovane si aprirono le porte del carcere di “Borgo San Nicola”. Già nel corso dell’interrogatorio di convalida, Giancane cercò di dimostrare la propria estraneità sostenendo che in quella abitazione dove vennero trovate le piante aveva solo una residenza fittizia perché aveva contratto dei piccoli debiti con Equitalia ma che di fatto risiedeva in casa dei propri genitori. Per questo scambio di persona e per aver trascorso quattro mesi agli arresti l’avvocato difensore Anna Pecora potrebbe chiedere un indennizzo per l’ingiusta detenzione.

F.O.

 

 

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