repertorio

Politica_consiglio comunale mosE’ stato approvato oggi in Consiglio il regolamento che disciplina i requisiti per il diritto all’alloggio popolare. Il problema degli alloggi popolari a Lecce come in tante altre città è diventato emergenza sociale: ci sono lunghe liste d’attesa per l’assegnazione, così come le occupazioni abusive e le relative morosità anche per gli alloggi regolarmente assegnati.

Gli alloggi di edilizia popolare sono soggetti a canone d’uso, il Settore Patrimonio del comune di Lecce ha accertato numerose morosità, un buco per le cassa dell’Ente soggetta a sua volta, all’obbligo di gestione straordinaria degli immobili. Con il nuovo regolamento, oltre i tre mesi di morosità anche non consecutiva, sarà inviata comunicazione all’interessato che ha tempo 60 giorni per saldare in un’unica soluzione. Se invece dovesse perseverare nel mancato pagamento decadono i diritti di locazione dell’alloggio. Una decisione che è maturata dopo diverse sedute in Commissione e che non metteva d’accordo nemmeno gli amministratori molti dei quali, sia di maggioranza che di opposizione, ritenevano utile il coinvolgimento dei Servizi Sociali per tali decisioni, l’applicazione rigida del nuovo provvedimento potrebbe infatti amplificare il disagio sociale in famiglie già disagiate.

A questo il Comune ha pensato di intervenire con alcuni punti del regolamento per l’autogestione degli spazi e della manutenzione ordinaria degli alloggi, secondo una forma di equità. Un’autogestione da documentare e ripartire tra utenti stabilendo gli oneri di competenza del Comune.
Le flebili polemiche che sono scaturite dopo la lettura della delibera vertevano nell’unico obiettivo di dover avviare un tavolo tecnico per affrontare il problema degli alloggi che a Lecce sono carenti, a tal proposito l’assessore al Bilancio Monosi ha dato disponibilità di terreni ad interesse dell’istituto Autonomo Case Popolari che tuttavia, non troverebbe sostegno economico da parte dell’Ente per investire in nuovi progetti di edilizia popolare. La mancanza poi dell’ufficio preposto all’interno del Comune amplifica il problema che non è facilmente inquadrabile in quanto non si conoscono i numeri degli alloggi di proprietà del Comune, né quante sono le assegnazioni o quante le richieste.

Ad agitare gli animi ci ha pensato invece l’approvazione del regolamento che disciplina la tassa di soggiorno per i turisti che arrivano a Lecce, approvata ad agosto dello scorso anno in Consiglio che ha inteso uniformarsi alle città a vocazione turistica che avevano già attivato il balzello. Nel periodo di alta stagione, negli alberghi a cinque stelle e cinque stelle lusso e nelle residenze turistico-alberghiere a quattro stelle, ciascun visitatore non leccese pagherà sul prezzo del luogo in cui risiede, tre euro a notte per un massimo di cinque notti consecutive. La tariffa scenderà ad un euro e cinquanta centesimi nella bassa stagione.

Chi invece soggiornerà negli alberghi da una a quattro stelle, nelle residenze di tre e due stelle, nelle dimore storiche e residenze d’epoca, negli alberghi con centro benessere, nei bed and breakfast, nelle case e negli appartamenti per vacanze e negli alberghi diffusi, pagherà una tassa di due euro a notte nell’alta stagione mentre in quella bassa la tariffa scenderà ad un euro. Infine, quanti sceglieranno gli affittacamere, case per ferie, ostelli, campeggi ed altre strutture ricettive all’aria aperta, dovranno pagare un euro a notte nell’alta stagione e cinquanta centesimi nella bassa.
Oggi si approvava la riduzione per convenzione di alcune strutture ricettive che ne faranno richiesta. Non è stata accolta invece la richiesta del consigliere di maggioranza Martella che chiedeva l’esenzione della tassa per le scolaresche, venendo incontro alle famiglie in un momento di generale difficoltà economica. Un emendamento che il consigliere tentava di presentare poco prima di abbandonare l’Aula avvertendo il clima ostile che si era creato per via della richiesta. L’assessore Monosi ha poi spiegato di poter solo tenere conto della richiesta ma che, in soldoni, sarebbe rimasta lettera morta in quanto la tassa di soggiorno così programmata era già stata inserita nel Bilancio di previsione 2013.

M. Cristina Pede

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

3 × uno =