Un incontro con l’arte, una perfetta armonia fra musica e poesia, ma soprattutto con la sua terra, i ricordi legati all’infanzia. Luca Colella, cantautore salentino ieri sera ha coccolato la sua gente ad Acquarica del Capo, con le note di “Storie dell’altra guancia”, disco che definire d’esordio può suonare fuorviante. Dimostra infatti una notevole maturità artistica, una cura attenta dei testi e degli arrangiamenti che ben si conciliavano con la splendida location del castello medievale. Un luogo particolarmente suggestivo dove le immagini create dalle sue parole, fluttuavano nell’aria regalando chiare didascalie del passato.

Dieci tracce in cui racconta la sua gente, le persone umili, gli ultimi. Narra la tragedia di un raccolto distrutto dopo mesi di sacrificio magari a causa della “locusta”, la famigerata cavalletta che il mondo contadino dell’Italia meridionale conosce bene. Le fatiche di chi lavora la terra, come i due contadini Carlo Zippo e Salvatore Stasi, un vero riferimento nell’infanzia di Colella o gli amori clandestini consumati in “Un campo di granturco e Ravanelli”. La dignità e la forza di un popolo spesso maltrattato, sfruttato ma capace di porgere l’altra guancia, nell’accezione positiva di Josif Brodskij, lontana dal concetto di resistenza passiva. E poi il mare nel primo brano “Otranto” città ricca di cultura e accoglienza e nell’ultimo “Sotto la voce naufrago” nel quale descrive l’assurdo parallelismo fra i veri naufraghi e quelli visti nei reality show.

Il CD prodotto dall’etichetta Dodicilune, ricorda chiaramente lo stile di Fabrizio De Andrè, anche nei testi, da non intendere però come una banale imitazione del cantautore genovese, bensì come un lavoro ricco di personalità,di ricerca e qualità che raramente s’incrociano nel panorama musicale dei nostri giorni e che per questo guadagnerà sicuramente la giusta considerazione da parte della critica e di un pubblico più attento.

Christian Petrelli

 

 

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