Importunata e molestata dal proprio datore di lavoro e costretta ad ingaggiare un paio di investigatori privati per essere controllata e vigilata nel corso di un incontro con l’imprenditore avvenuto lontano da occhi indiscreti. Avances e corteggiamenti continui oltre il dovuto da parte di Antonio Indino, 48enne di Specchia, il presunto imprenditore manolesta. Il processo è iniziato nella giornata di oggi dinanzi ai giudici della seconda sezione penale e la richiesta di costituzione come parte civile dell’Associazione Nazionale Antistalking Antipedofilia e Pari Opportunità, su eccezione del pubblico ministero Giovanni Gagliotta, ha ritenuto di non doverla ammettere dopo un’ora di camera di consiglio perché i giudici (Presidente Roberto Tanisi) ritenevano che l’Associazione, con sede a Modena, non avesse i requisiti per definirsi parte lesa. E’ stata la vittima, una 40enne di Casarano, a far scattare l’indagine presentandosi in caserma per raccontare quanto accaduto più volte all’interno del ristorante albergo “Noviera”, sulla Specchia-Miggiano, di cui Indino risultava il titolare. I fatti: la donna, nel luglio del 2011, dopo una lunga ed estenuante ricerca, riuscì a trovare lavoro all’interno della struttura alberghiera con la mansione di addetta alle pulizie delle camere. Durante le ore di lavoro, però, la donna sarebbe stata più volte avvicinata dal proprio datore di lavoro e a subire palpeggiamenti e toccatine contro la sua volontà. In tutte le circostanze, la collaboratrice sarebbe stata costretta a rifugiarsi in zone dell’albergo dove erano presenti altre persone. L’apice delle morbose attenzioni si sarebbe registrato allorquando la donna chiese se Indino potesse assumerla a tempo indeterminato in quanto aveva bisogno di lavorare con continuità. L’incontro venne concordato a Tricase e non nell’albergo e la donna, per cautelarsi, decise di rivolgersi ad un’agenzia investigativa affinchè un paio di investigatori potessero monitorare le fasi dell’incontro. I due si ritrovarono nei pressi dell’ospedale di Tricase e la donna, secondo il suo racconto, salì nell’auto di Indino. Giunti nei pressi di Montesano Salentino, l’imprenditore avrebbe cercato di trascinare la propria collaboratrice all’interno di un appartamento ma la donna si sarebbe opposta nonostante i tentativi del suo datore di lavoro di abusare di lei. Secondo la ricostruzione della Procura, ipotesi tutta da accertare nel corso dell’istruttoria dibattimentale, i due si sarebbero nuovamente allontanati per rientrare a Tricase così come espressamente richiesto dalla donna ma Indino, sulla strada del ritorno, avrebbe nuovamente cercato di abusare della sua dipendente. Questa volta, però, intervennero i due investigatori privati, richiamati dalle urla della 40enne, appostati nelle vicinanze, che provvidero ad allontanare la donna dall’abitacolo. Da lì la decisione della 40enne di denunciare il suo datore di lavoro manolesta. L’imputato, (che si è sempre professato innocente), è assistito dall’avvocato Alberto Erroi. La parte civile, invece, è rappresentata dal legale Flavio Santoro.

F.O.