Assolti, “perché il fatto non costituisce reato”, la vedova di Catenaya, Anna Tonia Resta, 63 anni, di Lecce, originaria di Galatone (a cui era stata inflitta una pena di 5 anni di reclusione in primo grado); e il commercialista Carlo Frisullo, 56 anni, pure lui leccese, amministratore della Hippogryphus (già condannato a 4 anni). Entrambi erano accusati di riciclaggio nell’ambito del processo sull’ammanco di 18 miliardi delle vecchie lire nelle casse del Banco di Napoli, che sarebbe stato architettato dal conte leccese Giuseppe Alberti di Catenaya.

La Corte d’Appello ha invece confermato la condanna a cinque anni e quattro mesi per Giacinto Bianculli, 63 anni, leccese, ex impiegato del Banco di Napoli, poi licenziato, accusato di truffa, appropriazione indebita e falso; e ha assolto Per.

Per tutti e tre aveva chiesto la conferma della condanna il sostituto procuratore generale Claudio Oliva.

L’inchiesta fu avviata nel 2000 dall’allora pubblico ministero Maria Cristina Rizzo in seguito al tentativo di suicidio del conte. Sotto processo finirono tutti coloro che, secondo l’Accusa, gli avrebbero dato una mano per «ricollocare» e «reinvestire» il denaro.

 

 

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