Anno 1334, Gualtieri VI di Brienne, Conte di Lecce e Duca di Atene, stipula un accordo con la seconda moglie vedova del Principe di Taranto Filippo d’Angiò, nonché imperatrice titolare di Romania, Caterina di Valois, sua finanziatrice, quindi cerca di riconquistare i possedimenti in Grecia, precedentemente perduti. L’impresa fallisce non a causa di eventi bellici ma perché Caterina si invaghisce del mercante fiorentino Niccolò Acciaiuoli, al quale affida tutti i suoi interessi in oriente. Ferito nell’orgoglio, Gualtieri abbandona l’impresa e rientra in Italia.

brienSperando nell’appoggio del pontefice, il Conte di Lecce si reca ad Avignone, sede del soglio papale, ma trova la totale diffidenza di Giovanni XXII, tuttavia incontra alcuni mercanti fiorentini che lo spingono ad interessarsi delle sorti della capitale toscana. Non molto tempo dopo, eccolo a capo della Signoria di Firenze, in una sfortunata impresa che termina con la sua cacciata del 26 luglio 1343. Rientrato in Francia, Gualtieri sposa in seconde nozze Giovanna, figlia del Conte d’Eu e di Guines, quindi torna finalmente a Lecce trovando il Regno di Napoli in una vera e propria anarchia baronale. Subito provvede a fortificare Roca e ad erigerne il castello, elevando la cittadina a porto di Lecce, mentre nella capitale della contea vengono costruiti il monastero e la Chiesa di Santa Croce.

L’anarchia baronale, dilagante nel regno, raggiunge proprio in questo periodo il suo apice, infatti il Conte di Caserta e Signore di Brindisi Filippo della Ratta decide di porre Lecce sotto i suoi domini, con una vera e propria azione militare, approfittando del fatto che le difese della città non sono imponenti. Le mura di Lecce, infatti, sono vecchie e cedevoli in alcuni punti mentre il castello angioino è insufficiente a garantire la difesa della città. Sarà sotto l’Imperatore Carlo V che le opere di difesa verranno ricostruite e rese idonee a resistere agli assalti. Le forze del della Ratta pongono l’assedio intorno a Lecce che però, sotto la guida esperta di Gualtieri, conoscitore dell’arte militare, riesce a resistere ed ha respingere gli assedianti, costringendoli a ritirarsi ed inseguendoli in direzione di Brindisi. A questo punto si capovolge la situazione, infatti Filippo della Ratta è costretto a rifugiarsi entro le mura della città adriatica, posta sotto assedio dalle forze di Gualtieri di Brienne. In questo caso sono le opere murarie di Brindisi a resistere agli assalti condotti dai Leccesi e l’impresa si conclude con un nulla di fatto dopo alcuni giorni.

Cosimo Enrico Marseglia

 

 

 

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