Chi vuole la testa di Silvano Macculi? Perché la conferma di Pepe alla guida di STP ha scatenato le ire della frangia del Pdl che fa capo a Marti? Se tralasciamo i retroscena, la storia è andata così: l’assessore al Bilancio della Provincia di Lecce, in mancanza di indicazioni dei vertici del partito, che a quanto pare tardavano ad arrivare, ha deciso di prendere la situazione in mano e di riconfermare il presidente Pepe, che comunque può fregiarsi di aver risanato STP. Si vocifera che né Fitto né Gabellone abbiano dato indicazioni chiare sul da farsi per far sì che tutta la colpa della riconferma ricadesse sull’assessore provinciale: insomma, serviva un capro espiatorio, perché i vertici non volevano grane, visto che c’era molta gente in fila.

Ma c’è anche un’altra versione che circola nei corridoi di Palazzo dei Celestini: è ormai risaputo che Macculi si prepara alla corsa regionale, in competizione con Gabellone, e sembra che si possa essere accordato con il presidente Pepe per ricevere in cambio un appoggio futuro. Un do ut des pericoloso, che ha scatenato la tempesta in maggioranza: perfino battitori liberi come Frasca avrebbero chiesto la testa dell’assessore. I detrattori di Macculi si chiedono come mai un assessore abbia preso una scelta in solitudine, senza coinvolgere la maggioranza.Ma in un partito verticista come il Pdl, con ruoli ben definiti, e con Fitto che presidia ogni scelta, com’è possibile che un assessore scelga in solitudine. Il giallo s’infittisce.

Ieri, si parlava della possibile richiestPolitica_macculli 5 cas silvanoa di dimissioni per Macculi, ma lui non mollerà. Intanto, Gabellone cerca di fare da paciere: le riunioni top secret si sono susseguite fino a tarda sera. Chi c’è veramente dietro la riconferma di Pepe? Un assessore solo o anche Fitto? I giochi della politica a volte sono imperscrutabili. La giustificazione di Silvano Macculi ai colleghi è stata la seguente: “In assenza di indicazioni ho riconfermato Pepe, che è riuscito a risanare la società partecipata”. Qualcuno si domanda se i vertici del Pdl, soprattutto a Maglie, non abbiano voluto trasferire il cerino all’assessore al Bilancio: un cerino che rischia di bruciarlo.

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