vertice“Si misura la civiltà di un territorio anche dall’ accoglienza, da come si lavora e si vive” con queste parole il prefetto di Lecce Giuliana Perrotta ha introdotto i lavori al vertice di questa mattina, convocato per le problematiche connesse all’impiego dei lavoratori extracomunitari per i prossimi raccolti e alla prevenzione del caporalato. “Non è un problema legato ad una provincia, ad un comune, ad alcune organizzazioni ma a tutto il territorio” per il prefetto. Presenti le istituzioni politiche, le forze dell’ordine, le organizzazioni sindacali e datoriali e le associazioni di categoria.
Il fenomeno della transumanza di centinaia di lavoratori che nel periodo estivo si riversano soprattutto in territorio neretino per la raccolta, delle angurie prima, e dei pomodori dopo, non è nuovo. Si ripresenta all’arrivo di ogni stagione oramai da diversi anni. Negli anni passati, dopo un iniziale forte disagio per i cittadini e i lavoratori, si sono messe in campo iniziative per arginare il fenomeno del lavoro nero e del caporalato ma anche per rendere il soggiorno dei lavoratori il più civile possibile. Spetterebbe ai datori di lavoro in realtà assicurare adeguata sistemazione a centinaia di ragazzi per lo più africani che ogni anno si riversano in Salento ma anche nel resto della Puglia per i lavori stagionali agricoli. Se fossero assunti con regolare contratto di lavoro.
Al vertice erano presenti anche i due neoassessori regionali Fabrizio Nardoni e Leo Caroli, rispettivamente alle Risorse Agroalimentari e alle Politiche sul Lavoro. Quest’ultimo ha ricordato che la Regione si impegna nel far rispettare le regole di assunzione e assicurazione dei lavoratori, premiando le aziende in regola attraverso l’accesso a finanziamenti. Le cronache degli ultimi anni però testimoniano che non basta, come non bastano i controlli delle forze dell’ordine impegnate se non si attuano misure preventive. Lo ha esposto il colonnello dei carabinieri Maurizio Ferla, ricordando che se i raccolti per diversi motivi diminuiscono di anno in anno, si dovrebbe evitare di far confluire centinaia di extracomunitari, molti dei quali non essendo impiegati, che potrebbero creare disordine pubblico. Il sindaco di Nardò Marcello Risi ha confermato la disponibilità dell’amministrazione a creare le condizioni igienico sanitarie necessarie al soggiorno dei lavoratori, pur con il necessario contributo provinciale che il presidente Gabellone ha confermato come gli altri anni.
Resta tuttavia l’incertezza sui numeri. I lavoratori non essendo censiti da regolare contratto, insieme agli inoccupati che anche si trasferiscono nella speranza di qualche giornata di lavoro, sono indefiniti. Non si ripeterà l’esperienza della tendopoli di Boncuri, ha fatto sapere il sindaco Risi, che due anni fa mobilitò gli extracomunitari fino alla rivolta. La tendopoli gestita dalle associazioni di volontariato «Finis Terrae» e «Brigate di solidarietà attiva» non garantiva le condizioni idonee alla salute e all’igiene dei lavoratori. Gli stessi, guidati da un giovane universitario camerunese, Ivan Sagnet, incrociarono le braccia per ribellarsi al degrado in cui vivevano, al contratto di lavoro assente e al fenomeno sempre vivo del caporalato.
Resta tuttavia un’altra emergenza. Quella degli inoccupati. I numeri a disposizione della provincia attraverso l’ufficio del lavoro, parlano chiaro: da 400 presenze nel 2010 a circa 150 nel 2012, di questi solo 70-80 erano impiegati e a questi le aziende agricole assicuravano una residenza, gli altri vagavano per le campagne. “Bisogna individuare la strategia da adottare” secondo il presidente Gabellone che non trova idonea la masseria Boncuri come centro di accoglienza e socializzazione, come invece il comune di Nardo intende fare.
Le organizzazioni sindacali, intanto, sigleranno un protocollo d’intesa per monitorare e contrastare il fenomeno del caporalato anche se l’Ispettorato del lavoro presente ha assicurato su pochi casi di irregolarità durante i loro regolari controlli.
Antonella Cazzato della Cgil, pur nell’impegno del protocollo d’intesa per il quale ha chiesto sostegno da parte di tutti gli attori coinvolti, ha invitato il sindaco di Nardo a rivedere l’impegno sociale verso gli extracomunitari, impiegati e non, attraverso le risorse dell’Ambito, circa 198mila euro, destinati alle presenze itineranti del territorio per mediazione culturale, assistenza e orientamento. A Nardo, intanto, i ragazzi sono già arrivati, vagano per le campagne e vengono contattati dagli imprenditori agricoli alla ricerca di braccia da lavoro con poche pretese. Se hanno il permesso di soggiorno o semplicemente un visto provvisorio, se dormono e mangiano, poco importa.

M. Cristina Pede

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