Giudiziaria_aula-nardoIn trasferta dal Lazio nel Salento per compiere un maxi colpo in una gioielleria di Corigliano d’Otranto. Con l’accusa di furto con destrezza in concorso aggravato dall’ingente danno patrimoniale Donatella Lanza e Rosa Caribba, entrambe originarie di Roma sono state condannate, in primo grado, a tre anni e quattro mesi di reclusione e al pagamento di una multa di 500 euro. La sentenza è stata emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Maglie, Pasquale Sansonetti, che non si è discostato di troppo dalle richieste invocate dal vice procuratore ordinario il quale aveva invocato quattro anni di carcere nel corso della sua requisitoria. Le due donne, attualmente detenute presso la casa circondariale di Roma, vennero riconosciute attraverso le immagini e i fotogrammi estratti dal sistema di videosorveglianza presente all’interno della gioielleria. Il colpo risale al primo settembre del 2009. Le due donne, apparentemente distinte, in realtà rivelatesi due scaltre ladre, si erano presentate con l’intento di visionare alcuni oggetti preziosi per fare un acquisto. Secondo la ricostruzione effettuata dai carabinieri, le signore si presentarono all’interno della gioielleria di proprietà di Milena De Matteis impossessandosi di circa sessanta collane per un valore superiore ai 100 mila euro. In che modo le due “occhi di gatto” riuscirono a mettere a segno il colpo? La Lanza e la Caribba, successivamente arrestate anche per altri furti analoghi, avrebbero agito in tal modo. In particolare, simulando l’intenzione di acquistare una collana ed una cornice, una malfattrice avrebbe intrattenuto la titolare dell’attività commerciale con il pretesto di essere interessata ad acquistare alcune cornici esposte in vetrina. La seconda, invece, avrebbe prelevato dal bancone della gioielleria due panni utilizzati per avvolgere i preziosi. Le due ladre, così, si allontanarono rapidamente facendo perdere le loro tracce ma gli investigatori, anche grazie alla visione dei nastri di video-sorveglianza, riuscirono a risalire all’identità delle due malfattrici. L’avvocato Diego Cisternino ha già annunciato di voler appellare la sentenza per ottenere quanto meno una riduzione della condanna di primo grado.