Sulla querelle nata sul depuratore di Gallipoli, l’intervento del consigliere regionale vendoliano Antonio Galati: “Urgono soluzioni, non pressioni”

 

“Il problema del depuratore di Gallipoli è troppo serio per non risolverlo con concretezza e onesta’ intellettuale. Subito dopo il mio ingresso in consiglio regionale, sono stato investito dalla questione dal circolo Sel di Gallipoli, che studia l’argomento da tempo con competenza tecnica e passione civile. Quindi posso tranquillizzare tutti: sia a Gallipoli che a Bari, la questione è seguita con attenzione. Spero che sugli obiettivi siamo tutti d’accordo: tutelare il mare di Gallipoli, autentica miniera di sviluppo, e non sprecare una risorsa scarsa come l’acqua dolce. La soluzione urge: ma quale? Tre le ipotesi sul tavolo. La prima è la realizzazione della condotta sottomarina per la quale sembra spingere, oggi, chi invita a far presto. La seconda è il potenziamento dell’impianto di affinamento gia’ esistente, in modo da destinare al riuso agricolo le acque depurate. La terza è la fitodepurazione nelle cave attigue all’impianto depurativo. La condotta sottomarina è senz’altro l’ipotesi più gradita da un lato agli operatori turistici di quel pezzo di litorale e dall’altro a chi spera di trarre vantaggi dalla progettazione e realizzazione dell’opera. Ha l’indubbio vantaggio di rimuovere, una volta realizzata, il divieto di balneazione in quell’area. Ma non centra i due obiettivi: continua a sprecare l’acqua dolce e non tutela il mare di Gallipoli; invece che scaricare le acque sotto costa, sposta il problema al largo. Ma le correnti prevalenti nel golfo di Gallipoli riportano sotto costa il problema: i reflui, una volta scaricati al largo, torneranno a riva forse intaccando una fascia più ampia di litorale. Senza dimenticare i potenziali danni all’ecosistema marino e i danni certi a un comparto importante come la pesca, che la condotta comporta. E d’altronde, ad oggi, nessuno studio scientifico sull’impatto della condotta è stato reso noto da chi sostiene questa soluzione.

Quindi: la condotta spreca acqua e non tutela il mare. La seconda soluzione, il potenziamento dell’impianto di affinamento, comporta un grande vantaggio: è realizzabile subito, gia’ per questa stagione estiva 2013, a differenza delle altre due. Quali sono le controindicazioni? L’impianto attuale non è sufficiente, il che comporta che una parte delle acque deve comunque essere scaricato in mare, con il conseguente mantenimento del divieto di balneazione.

Quindi l’affinamento risolve solo in parte il problema di spreco dell’acqua e tutela del mare.

Per risolvere in toto il problema, occorre attivare la terza soluzione: la fitodepurazione nelle cave attigue agli impianti. Il mix affinamento/depurazione è la soluzione più convincente tecnicamente. A chi obietta che si tratta di una soluzione che richiede tempo e denaro, ricordo che la condotta sottomarina ha tempi di realizzazione forse anche superiori e costi di manutenzione decisamente esorbitanti. Senza dimenticare le parole del Tar di Lecce, la cui sentenza del 14 febbraio scorso va letta tutta, anche nella parte in cui recita che il costo dell’opera non puo’ essere l’elemento decisivo quando in ballo c’è la tutela dell’ambiente. D’altronde, se lo si è fatto a Melendugno, con un impianto di fitodepurazione che è un esempio per tutta Italia, perche’ non si puo’ fare a Gallipoli?

A chi, nel Comune di Gallipoli, nutre riserve sull’esproprio delle cave per realizzarvi la fitodepurazione ricordo che serve coraggio e onesta’ intellettuale per realizzare i cambiamenti. E anche quella pazienza necessaria nel governo di situazioni complesse, che evita le soluzioni che non risolvono ma che buttano solo fumo negli occhi ai molti col risultato di favorire gli interessi di pochi.”

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