Giudiziaria_avvocatoUna gallina rimasta per diverse ore in una gabbia da canarini durante la mostra organizzata nel frantoio Turi di Borgagne lo scorso primo giugno. Con l’accusa di maltrattamento di animali, l’“artista” Giovanni Chiriatti, 40enne di Borgagne, (frazione di Melendugno), è stato iscritto sul registro degli indagati dal sostituto procuratore Emilio Arnesano che, nei giorni scorsi, ha chiuso il fascicolo d’indagine. Una vicenda, per certi versi assurda, se non fosse altro che Chiriatti rischia di finire in un’aula di Tribunale e che, in tal caso, si dovrà sobbarcare le spese per un eventuale processo. Secondo il sostituto procuratore, però, l’animale sarebbe stato sottoposto a fatiche insopportabili per le sue caratteristiche etologiche. In particolare, per un lungo periodo di tempo, alla gallina sarebbe stato impedito ogni ben minimo movimento così da renderle impossibile anche la semplice apertura alare ed esponendola, in tali sofferenti condizioni, al frastuono causato dal transito di numerosi visitatori della mostra sulla pavimentazione in lamiera. L’evento era quello di Borgo in festa e si intitolava “I pirati del borgo – installazioni – pitture – performance”. “Sensa titolo”, (l’uso della s da intendersi voluto), era, invece, la denominazione della creazione di arte contemporanea firmata proprio da Giovanni Chiriatti. E la gallina doveva rappresentarne l’“attrazione principale”. Senza una motivazione ben precisa, la scelta di affidare all’animale il ruolo da protagonista dell’opera, secondo l’autore, trovava giustificazione nel concetto stesso di arte. E la gallina, a suo parere, era d’accordo. I volontari della Lega antivivisezione di Lecce, però, non la pensarono allo stesso modo quando si trovarono ad un animale rinchiuso in una gabbia e intervennero per chiedere che l’uccello domestico venisse immediatamente liberato o quantomeno messo in un contenitore più grande e adatto alle sue esigenze. L’animale, a loro dire, avrebbe trascorso in quella “gabbia” circa sette ore e non poteva muoversi, aprire le ali e neanche mettersi in piedi, così come sostiene lo stesso pubblico ministero. Inoltre la gallina, secondo quanto denunciato, era terrorizzata dai rumori che provenivano dalla sala adiacente dove si stava svolgendo un concerto a volume assordante e non aveva a disposizione né acqua né cibo. Tale situazione di forte disagio destò particolare sconcerto tra i visitatori che cercarono di interloquire con il diretto interessato. Solo dopo alcune ore, la gallina sarebbe stata spostata da un vigile urbano in una gabbia un po’ più grande e al riparo dai rumori. Chiriatti, nell’immediatezza dei fatti, giustificò il proprio gesto sostenendo che nell’installazione la gallina era una sua compagna, che non si trattava di una scelta punitiva ma di una vera e propria posizione di privilegio nei confronti dell’arte e che in quel caso alla gallina andava bene che facesse parte dell’opera. L’indagato, assistito dagli avvocati Francesco Spagnolo e Adamo De Rinaldis, ha ora venti giorni a sua disposizione per chiedere di essere interrogato o per produrre memorie difensive.

Francesco Oliva

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