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In una tranquilla cittadina di poco più di duemila abitanti, la notizia è di quelle che lasciano il segno profondo, indelebile nella vita della comunità.

Dai primi passaparola alle conferme il passo è breve, come la distanza dell’abitazione dell’uomo dalla piazza principale del paese. A Castro, in provincia di Lecce, stamattina, un uomo si è tolto la vita impiccandosi con una corda nella sua casa. Ingegnere, 44 anni, lascia una moglie incinta e una bimba di 5 anni.

Ma lascia anche un biglietto di addio in cui, forse, si scusa del gesto, si scusa per non aver eseguito bene i lavori della sua nuova casa, per non aver trovato abbastanza lavoro. Inoltre, vista la sfiducia nello Stato, chiede all’unico politico di cui aveva stima, Silvio Berlusconi, di occuparsi della sua famiglia. Ed ecco che nasce la notizia.

Perchè fino a quando non è emersa questa sua ultima richiesta, la morte di un ingegnere del sud è passata in sordina, come spesso sono passati centinaia di suicidi per la crisi che, in questo caso, potrebbe avere assunto un ruolo rilevante.

Si scatenano i quotidiani online a caccia di visualizzazioni: nei titoli, non troppo delicati, compare Berlusconi, nella cronaca imprecisioni e ardite ricostruzioni dei rapporti dell’ingegnere con l’ex Premier, qualcuno addirittura scrive di una personale conoscenza fra i due salvo poi cancellarlo dopo qualche ora.

L’unica cosa che chi lo ha conosciuto può affermare con certezza, è che se ne va una persona mite, gentile, che aveva una parola per tutti e amava discutere con garbo e rispetto di politica e dei “fatti” del paese. Scompare una persona con un cuore grande a partire dalla sua famiglia e un gran lavoratore.

Il fatto che fosse un sostenitore del PDL e che abbia chiesto aiuto a Berlusconi è tanto appetibile giornalisticamente, quanto banale a livello di cronaca. La richiesta di aiuto al leader del suo partito e ad uno degli uomini più ricchi d’Italia sembra soltanto l’ennesimo gesto d’amore verso la sua famiglia, per la quale ha auspicato un futuro di certo più roseo del suo.

 

Alberto Capraro