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Un tema emblematico quello trattato nell’incontro che tutto il Salento ha fatto con la segretaria nazionale della Cgil Susanna Camusso, ieri presso l’Hilton Garden di Lecce: “Il Piano del Lavoro nel Salento. Crescita, Sviluppo, Welfare, Fisco, Legalità”, organizzato dalla Cgil Lecce.

“Viviamo il periodo più triste dal secondo dopoguerra – ha commentato la leader Cgil – e il nostro Paese sta accumulando uno scarto rispetto ai giovani e alle loro prospettive”.
Cambia un po’ il registro la Camusso sul tema lavoro per i giovani, considerando prioritaria e propedeutica la formazione scuola-università prima di entrare in un mercato che sia il più solido possibile. Un po’ in controtendenza con le politiche degli ultimi anni, anche delle sigle sindacali, che tornavano a parlare di formazione professionale in prospettiva di nuovi slanci sui mercati, che non ci sono stati.

Ha puntato sullo stallo politico degli ultimi tempi, la Camusso, ha descritto un Paese che discute solo di Imu, che protegge i grandi patrimoni anziché utilizzarne parte ricavata dalla corretta tassazione da investire su istruzione e lavoro.
Altro tema scottante, soprattutto per il Salento è stata la cassa integrazione in deroga che non riguarda soltanto il giusto riconoscimento per la dignità delle persone che hanno perso il lavoro ma un sistema che garantisce la tenuta dell’economia di un Paese che ha un quarto del suo sistema produttivo compromesso per via della contrazione sui consumi.

Problemi questi di respiro nazionale ma che si accentuano a sud del Paese dove non c’è concentrazione industriale. E non sono poche le realtà lavorative salentine, anche le più solide, venute meno nell’ultimo periodo: Adelchi, Omfesa, Calzaturiero, sono solo le più conosciute e che nascondono decine di realtà più piccole ma che chiudendo hanno lasciato nella disperazione centinaia di famiglie. Lo ha ricordato il segretario provinciale della Cgil Salvatore Arnesano, nel suo discorso di apertura, lo ha confermato il prefetto Giuliana Perrotta subito dopo, raccontando alla Camusso che non passa giorno senza una protesta sotto le “sue finestre”. Il prefetto Perrotta ha voluto però sottolineare l’impegno sinergico delle istituzioni locali, dalle rappresentanze politiche, alle sigle sindacali, alle associazioni di categoria tutti uniti nella battaglia per la difesa del posto di lavoro.

Occorrono metodi incisivi secondo la Camusso, occorre ridurre il costo del lavoro per stimolare le aziende alla sopravvivenza e alla crescita, e per creare nuovi posti di lavoro. Tre gli ingredienti: qualità, ricerca e innovazione. La segretaria nazionale ha puntato il dito contro i grandi colossi del commercio conseguenza della globalizzazione, che in un paese come l’Italia ha ucciso il piccolo commercio sul quale si è costruita una parte dell’economia del dopoguerra.
Sul sistema interno invece, le colpe per la Camusso vanno alla privatizzazione che ha ridotto qualità e servizi mentre i cittadini sono sempre più vessati dalla tassazione.
Tutto da rifare dunque, mentre il nuovo governo e le sue politiche soprattutto economiche, non sembrano lasciare spazio a piccoli impulsi da ripresa, “manca la programmazione e un ritorno al servizio pubblico che sia efficiente”. Manca ancora il pugno fermo di uno Stato determinato.

M. Cristina Pede

  • Andrea

    bla bla bla…(tiscali chat)