lecce-teatiniSabato 11 maggio, alle ore 18.30, all’ex Convento dei Teatini di Lecce, verrà inaugurata  la mostra  di Max Hamlet Sauvage dal titolo Il Sogno: disegnato, dipinto e scolpito tra realtà, mito e utopia nel regno di Eros”, un’antologica con 100 opere “Dipinti & Sculture” dal 1970 al 2013.

La mostra antologica che apre i battenti all’ex Convento dei Teatini e che abbraccia un arco di tempo dal 1970 al 2013 dell’artista gallipolino di adozione milanese Max Hamlet Sauvage, rappresenta un vanto per il Salento, grazie alle sue opere ormai conosciute in Europa. Il moto della sua opera è un’espressione in un continuo turbinio di invenzioni zoomorfiche che trascendono la registrazione della realtà con una fervida vi­sionarietà nelle sue immagine di cartoon in chiave pop-surrealista con una gamma cromatica violenta e personalissima tavolozza di eccezionale bellezza visiva. Accompagnato da un’incessante attività artistica, sin dagli anni 70 nello scenario artistico dell’arte contemporanea italiana, Sauvage è visto come uno dei prota­gonisti del surrealismo-pop, con oltre 75 mostre personali in Europa ed è presente con le sue opere in colle­zioni pubbliche e private. Dice l’artista che la sua arte salverà il mondo dal decadentismo spirituale e dall’ignoranza e da tanta arte effimera nel confuso panorama d’oggi. L’arte è la lotta quotidiana per dare un senso alla vita: i problemi dell’umanità l’arte li fa riflettere e pensare.

L’artista Max Sauvage, con le sue meta-fore-zoomorfiche, affronta i temi antropologici e geo-politici e sociologici, con le sue pitture sculture simboli­che che sono popolate di sogni e utopia. In mostra sono rappresentate oltre 150 opere tra sculture, dipinti, disegni inediti dal segno incisivo e graffiante, oltre che alle tematiche dell’Eros che fluiscono nell’essere uma­no nel corso della vita, amando anche sé stesso e gli altri. Per Sauvage “se c’è qualcosa di eterno in noi, se c’è ancora qualcosa di noi resta quando non rimane più nulla, questa cosa è solo l’Amore”. La sua opera pit­torica e scultorea denuncia il ciarpame odierno di una società in preda alla catastrofe e al turbine di una ne­vrosi collettiva, in questa nostra travagliata esistenza.

André Breton, leader del Surrealismo, scrisse: “La bellezza sarà convulsiva o non sarà. L’occhio esiste allo stato selvaggio”. Ed in effetti gli esponenti di questo movimento (Dal!, Ernst, Magritte, Mirò, Tanguy, ecc.) applicano la psicanalisi di Freud alle loro visioni oniriche al fine di sconcertare e provocare i borghesi ben­pensanti. Lo stesso intento si propone Max Hamlet Sauvage, nel “Sogno scolpito e dipinto” che comprende sculture e quadri pervasi di un fascino onirico e inquietante. Le metamorfosi di Sauvage (il suo nome ci ri­chiama appunto all’occhio “selvaggio” di Breton) si sottraggono ai facili effetti dell’edonismo e dell’evasione fantastica, ma piuttosto sono impregnati di una vitale drammaticità, quasi da “cronaca nera del sogno”, che diventa denuncia e grido contro l’attuale società sempre più violenta, sempre più improntata a quella “matta bestialitate” di cui parla il poeta. Surrealismo e Pop Art Statunitense convivono armoniosamente per dar luogo a una felice simbiosi fra fantasia e realtà, fra gioco e impegno etico per cui i personaggi di Sauvage, metà uomini, metà animali, assurgono a metafora di quella lotta per la sopravvivenza che costituisce la legge principale delle grandi metropoli caotiche ridotte a “giungle d’asfalto”. Come scrive Arturo Schwarz i perso­naggi emblematici di Sauvage muniti di teste di uccelli rapaci evocano “l’ambiente metropolitano con tutta la sua carica di barbarie e di violenza”. Insomma i suoi uomini e donne metamorfizzati in animali non rientrano nell’aura del mito classico già caro a Savinio, ma piuttosto sono inseriti nell’ambiente crudele e sofisticato del­la jet-society, dell’alta borghesia di Miami come di Barcellona e di Los Angeles. Inoltre la pittura di Sauvage riesce a sposare il surrealismo ed il fumetto d’autore, già celebrato dalla Pop Art, ed è per questo motivo che le sue immagini a volte crude e spietate si stemperano in una forma di colto e sofisticato divertissement, per­meato di intelligente ironia. Spesso nelle sue tele compaiono i più celebri protagonisti dell’arte moderna, co­me De Chirico, Man Ray, Warhol, ecc. scelti da Sauvage come i suoi maestri ideali e come compagni di viag­gio che lo incoraggiano a esplorare le terre ignote del Sogno.

Recensione del giornalista Gabriele Turola

La mostra chiuderà i battenti il prossimo 10 giugno

Orari d’apertura: dal lunedì al venerdì, dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 16.30 alle ore 20.30; sabato e domenica, dalle ore 9.30 alle ore 13 e dalle 16.30 alle 20.30.

 

 

 

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