Paolo_Marzocchi3Si incontrano due generazioni di musicisti nel penultimo appuntamento della Stagione Sinfonica di Primavera dell’Orchestra Tito Schipa di Lecce (la prima firmata da Ivan Fedele), previsto sabato 4 maggio ai Cantieri Teatrali Koreja di Lecce con inizio alle ore 21.

Insieme all’Orchestra Schipa diretta da Paolo Marzocchi ci saranno, infatti, i giovani musicisti della Scuola Secondaria di primo grado “Ascanio Grandi” di Lecce, l’Apuliae Chorus giudato dal maestro Andrea Crastolla e Mariangela Malvaso che si occuperà delle proiezioni interattive.

Il programma del concerto prevede due brani composti dallo stesso Marzocchi, “La meccanica del ruscello” per orchestra d’archi e “L’albero” per coro, orchestra e video-proiezione interattiva e, fra l’uno e l’altro, l’esecuzione di “Four Sea Interludes” di Benjamin Britten.

Marzocchi, che proprio per il duplice ruolo di compositore-esecutore, è stato avvicinato dalla critica alla figura del pianista e compositore ottocentesco, ormai quasi scomparsa, ha scritto “La meccanica del ruscello” per orchestra di scuola media a indirizzo musicale, quintetto d’archi (o orchestra d’archi) professionista e suoni elettronici, usando lo stesso linguaggio e le stesse tecniche che adotta quando scrive per musicisti professionisti. “Ovviamente ai ragazzi e ai bambini – spiega il compositore – sono richiesti passaggi tecnici alla loro portata, ma il senso della musica non ne deve risentire”. Il pezzo è stato composto per il progetto “Musica e Diritti Umani” del movimento Musicians for Human Rights, di cui Marzocchi fa parte, ed è dedicato al diritto all’acqua.

“Four Sea Interludes” sono quattro dei cinque intermezzi dell’opera “Peter Grimes” composta da Britten nel 1945 e dedicata al mare. “L’albero”, invece, è un pezzo “a forma di albero”. “L’idea – scrive Marzocchi nella presentazione – è scaturita da alcune riflessioni ispiratemi da una poesia visiva dello scrittore francese Joseph Denize, con il quale collaboro da diversi anni. La poesia (che a tutti gli effetti può essere definita così), intitolata “Logos”, è formata da lettere bianche su fondo nero disposte sulla pagina in modo da rappresentare la figura di un albero”.

Al coro sono richiesti i suoni più diversi, dallo schiocco di lingua sul palato ai bisbigli più impercettibili – ma organizzati in una ferrea struttura ritmica – poi respiri e soffi, e infine il canto vero e proprio. Un ulteriore livello dell’opera è dato, poi, dalle immagini: la poesia di Denize, animata digitalmente dalla videoartista Mariangela Malvaso, mostra l’albero crescere e svilupparsi durante l’esecuzione, in totale unità con la musica.