slide-tribunale-lecce11Non avrebbero ricevuto alcuna minaccia, ma solo l’invito ad acquistare frutti di mare buoni e convenienti. Lo hanno dichiarato cinque noti ristoratori gallipolini, sentiti come testimoni nel corso del processo per far luce sull’omicidio del boss Salvatore Padovano, alias “Nino Bomba”, consumato il 6 settembre del 2008 a Gallipoli, nei pressi della pescheria “Il Paradiso del Mare”.

Si tratta dei due fratelli Antonio e Franco Quintana, proprietari dei ristoranti il “Bastione” e “Mare Chiaro”; ma anche Cosimo e Damiano Rizzello, titolari de “L’Aragosta” e del “Tramonto”; e Federico Stefanelli, del “Porto Gaio”, intanto chiuso.

L’attuale collaborante Giuseppe Barba, difeso dall’avvocato Paola Scialpi e Cosimo Cavalera, assistito invece dall’avvocato Ivana Quarta sarebbero andati a far visita ai ristoratori er invitarli ad acquistare i prodotti che vendeva la loro cooperativa “Oltre Mare”. E la proposta sarebbe stata accolta perchè conveniente.

Nella prossima udienza, fissata per il 25 giugno, saranno ascoltati altri testimoni citati dal collegio difensivo degli imputati. Tra loro dovrebbe comparire anche l’ex sindaco di Gallipoli Flavio Fasano, ex difensore di Rosario Padovano, l’imputato numero uno nel processo: il mandante reo confesso dell’omicidio del fratello.

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