Una nuova storia di divario Nord/Sud. Questa volta riguarda la salute e in particolare l’accesso ai farmaci per le cure tumorali. La Puglia, insieme a molte altre Regioni meridionali, fa registrare un tasso altissimo di difficoltà nell’accesso alle cure ontologiche: ben il 74%, a fronte del 33% degli abitanti del Centro e al 22% del Nord.

Il dato emerge dal Rapporto 2012 dell’Osservatorio Civico sul Federalismo in Sanità stilato da Cittadinanzattiva, il quale, in particolare, ha registrato per le nostre Regioni un netto peggioramento nei programmi di adesione allo screening per il cancro alla mammella, alla cervice uterina e al colon retto.

Anche in Puglia, queste difficoltà conducono ad un fenomeno ormai piuttosto comune di “migrazione sanitaria” verso quelle aree geografiche in cui le cure oncologiche presentano un’accessibilità maggiore.

In particolare, il divario riguarderebbe l’accesso ai farmaci di ultima generazione per la cura dei tumori: sono molte le Regioni che, su 18 specialità farmaceutiche prese in esame, ne eroga meno di un terzo. Inoltre, la Puglia rientra tra quelle aree in cui, proprio a causa delle nuove disposizioni sanitarie intervenute con l’ingresso del federalismo fiscale, le Asl si riserverebbero di dettare condizioni circa la richiesta motivata di determinati farmaci da parte dello stesso proscrittore. Limitazioni aggiuntive, dunque, rispetto a quelle previste dall’Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco.

Interrogando i cittadini circa le proprie difficoltà di accesso alle cure, si riscontra la sensazione che l’accesso ad un farmaco più costoso sia più facile all’inizio dell’anno, che non alla fine, quando le Asl, per problemi di budget, porrebbero più limitazioni.

Benché appaia ancora lunga la strada verso un percorso personalizzato di cure e assistenza oncologica ai pazienti, l’attenzione verso chi risulta affetto da patologie tumorali deve essere assoluta, andando oltre le seppur irrinunciabili valutazioni dei costi.

La Regione Puglia, ancora una volta, non può dimenticare che la Salute è un diritto fondamentale sancito costituzionalmente, al di fuori di valutazioni aziendali e che deve presupporre, senza se e senza ma, parità e uniformità di accesso alle terapie.

Federica Nastasia