Operava tra Veglie e la marina di Torre Lapillo il gruppetto arrestato all’alba di oggi dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina. Specializzati nella cessione di cocaina e metadone, in 7, quasi tutti di Veglie, sono finiti in manette. Quattro di loro sono finiti in carcere, mentre per altri tre, tra i quali anche un appuntato della guardia di finanza, sono scattati gli arresti domiciliari.

Dietro le sbarre di una cella di Borgo San Nicola sono finiti Cosimo e Tommaso Albanese, Flavio Mello e Daniele Zuccaro, i primi di Veglie, l’ultimo residente a Torre Lapillo; Claudio Del Vecchio, Armando Zuccaro e Giuseppe Calcagnile, quest’ultimo finanziere in servizio ad Otranto, ora in aspettativa per malattia, sono stati confinati agli arresti domiciliari.

Le indagini furono avviate nel febbraio del 2011, quando i militari fermarono ed arrestarono un 50enne di Leverano, sorpreso con 41 grammi di cocaina. Quell’arresto, per gli investigatori, era il segnale che nella zona operasse una banda, specializzata nel traffico di “bianca”. E così sono state avviate le indagini: durante 5 mesi di intercettazioni telefoniche, i carabinieri della compagnia di Campi Salentina, coordinati dal capitano Nicola Fasciano e dal vice Carlo Porta, sono riusciti a portare a galla una fitta rete di scambi di droga, che avvenivano il più delle volte proprio a Torre Lapillo, presso il bar “Oriente”, di proprietà dei fratelli Zuccaro e dove Armando dormiva. Era questo, per gli investigatori, il punto preferito per gli scambi droga-denaro. Per il locale, nel frattempo, i militari hanno proposto la sospensione della licenza.

L’operazione dei militari, ribattezzata “The Tower”, ha coinvolto altre sette persone (indagate a piede libero) e prende spunto dalla torre della marina di Torre Lapillo, dove erano soliti incontrarsi spacciatori e clienti, per lo scambio della sostanza stupefacente.

Tra gli arrestati, secondo quanto emerso finora, non ci sarebbe una figura di spicco, una guida, ma tutti erano sullo stesso livello.

All’alba, come detto, i militari hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip Vincenzo Brancato su richiesta del procuratore aggiunto Antonio De Donno. Ancora da definire il ruolo ricoperto dal finanziere Calcagnile: l’uomo sarebbe visto più volte in compagnia del Mello, uno dei quattro finiti in carcere. E stamattina, i colleghi delle fiamme gialle e gli uomini dell’Arma hanno bussato alla sua porta, per notificargli l’ordinanza.

Gli arrestati erano in “affari” durante tutto l’anno: nei mesi invernali gestivano i loro traffici sul comune di Veglie, mentre in estate si spostavano verso il mare.

Durante le intercettazioni, i componenti del gruppetto, per non destare sospetti, avrebbero parlato di “caffè”, per indicare i quantitativi di droga da acquistare. Che non si trattasse di caffè, gliinvestigatori lo hanno capito, in particolare, da una intercettazione, dove uno degli indagati chiede consigli per depurare le urine dal “caffè” che aveva bevuto poco prima, in vista delle analisi disposte dal suo datore di lavoro.

Singolare il ruolo dei clienti. In qualche circostanza, alcuni di loro, dopo avere ricevuto alcune dosi a credito, sarebbero stati costretti – dietro minacce – a collaborare nei traffici illeciti. A volte, invece, erano gli stessi clienti a scambiare flaconi di metadone (che reperivano dal sert, poi rivendute dai 7) con dosi di cocaina.

Durante le perquisizioni domiciliari sono state sequestrate alcune dosi di hashish, cocaina e marijuana. Ma anche armi.

Nella casa-bar di Armando Zuccaro, i militari hanno rinvenuto una pistola giocattolo modificata, priva di tappo rosso e completa di numerosi colpi a salve; armi vere, invece, sono state rinvenute nell’abitazione di Tommaso Albanese, arrestato in flagranza per detenzione abusiva di armi: l’uomo custodiva una minuscola “pistola da borsetta” monocolpo calibro 22, funzionante e con 13 colpi al seguito, coltelli a compasso di genere proibito e due trinciaerba.

 

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