A distanza di sole due settimane dal loro arresto, l’indagine sul tentativo di estorsione ai danni del titolare di un’agenzia funebre di Copertino segna già un primo importante passo. La richiesta di patteggiamento a due anni di carcere per i tre indagati, Mirko Pagano, di 28, Fabio Frisenda, di 31, entrambi di Copertino e Marco Sederino, 28 anni, di Porto Cesareo presentata dagli avvocati difensori Pantaleo Cannoletta, Giovanni Valentini e Laura Alemanno è stata accolta dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia. L’ultima parola, però, spetterà ad un giudice per le udienze preliminari. Indagine lampo quella condotta dai carabinieri della locale stazione che, per chiudere il cerchio attorno agli aspiranti esattori, si sono avvalsi della denuncia dell’imprenditore finito sotto tiro, di una considerevole quantità di intercettazioni telefoniche sbobinate e della visione dei nastri di alcune telecamere che riprendevano il “telefonista” Sederino mentre da una cabina in Piazza del Popolo contattava l’imprenditore per pianificare modalità di pagamenti. L’intero lavoro degli investigatori venne avviato il 12 aprile scorso, all’indomani del ritrovamento, da parte dell’imprenditore, di una missiva, nascosta sotto la saracinesca della sua attività commerciale. All’interno era contenuta la richiesta di 2 mila e 500 euro e tutte le indicazioni per la successiva consegna del denaro, eventualmente anche a rate. La successiva analisi delle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza dell’agenzia funebre consentì di risalire all’uomo che recapitò la lettera: secondo le indagini, Sederino. Nei giorni successivi, l’imprenditore venne spesso contattato al telefono, sempre da un numero anonimo, al quale non rispondeva. Le intercettazioni telefoniche, disposte sul cellulare della vittima, fecero il resto, permettendo di stroncare in fieri il “germoglio” di una richiesta estorsiva. Nell’indagine venne coinvolta anche una quarta persona, un conoscente comune. Alla fine di aprile Frisenna e Pagano gli chiesero se avesse assecondato la loro richiesta di recuperare il denaro che il titolare dell’impresa funebre gli doveva. Rischiò anch’egli le manette ma se la cavò con una denuncia perché riuscì a dimostrare ai carabinieri che di quella richiesta estorsiva non ne sapeva proprio nulla. Il quadro raccolto dagli inquirenti non è stato poi scalfito neppure dagli interrogatori di garanzia. I tre arrestati, tuttora detenuti, confessarono di aver cercato di taglieggiare l’imprenditore.

F.O.

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