110520131071Qualcosa sta cambiando. Qualcuno non sostiene più quell’atteggiamento poco vigile, quindi complice degli abusi edilizi lungo uno dei litorali più belli d’Italia, quello di Porto Cesareo. Un mare cristallino bagna bianchissime spiagge che poco hanno da invidiare alle più note località dei tropici. Negli ultimi mesi fioccano numerose le ordinanze di sequestro da parte della magistratura a stabilimenti balneari e villaggi turistici. Uno tsunami giudiziario si è abbattuto sulla perla dello Jonio. A scatenarlo presunte irregolarità che, se hanno fatto di Porto Cesareo il secondo comune più abusivo d’Italia, non sono poi così presunte. I cordoni dunali negli anni hanno lasciato il posto a villette e a quelli che in principio furono gazebo in legno, salvo poi diventare, gradualmente, strutture non amovibili. Le splendide ed altissime dune si estendevano per almeno cento metri verso l’entroterra ma hanno dovuto lasciare il posto ai parcheggi a pagamento al servizio delle succitate strutture. Case abusive che precedono i più blasonati lidi di questa fascia costiera dove i proprietari, di comune accordo, hanno privatizzato l’accesso al mare, negandolo di fatto a tutti i cittadini che ne avrebbero lo stesso identico diritto. Sbarre metalliche, barriere e cancelli con cartelli “Divieto d’accesso, Proprietà privata” , dando vita ad agglomerati abusivi legalizzati, dove il premio per aver costruito una villetta a meno di venti metri dal mare è quello di ottenere una privatizzazione dell’area. 110520131072 Un paradosso che salentini e turisti hanno accettato sommessamente, costretti a subire questi abusi da oltre vent’anni.

Il mare edificato, metamorfosi di luoghi che in principio furono piccoli chioschi “ecocompatibili”, diventate poi hotel, bar e ristoranti sul mare utilizzando cemento armato, che poco s’integrano con quel paradiso paesaggistico al quale successivamente, per uno scrupolo riparatorio, si è voluto affibbiare l’etichetta di “Riserva naturale/ area protetta”!

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Concessioni perenni che fanno dei “titolari” i proprietari a tempo indeterminato della spiaggia e dello specchio di mare annesso, tutto l’anno, in una sorta di imprimatur che legittima il possesso di un’area demaniale. Non si deve dimenticare infatti che la legge Galasso del 1985 classifica come bellezze naturali soggette a vincolo, i territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia. “Nel caso di abusi-recita- non è inoltre prevista la possibilità di ottenere concessioni edilizie in sanatoria, unitamente alle sanzioni pecuniarie è previsto il ripristino dello stato dei luoghi a carico di colui che commette l’abuso”.

Verrebbe da chiedersi, dunque, come sia stato possibile in questi ultimi anni, assistere alla privatizzazione delle dune con tanto di solarium, doccia, piante grasse e recinzioni in muratura o reti metalliche . Avallare a Torre Lapillo la costruzione di un albergo a meno di due metri dalla battigia. Ma attenzione, anche qui l’abuso garantisce un premio al trasgressore: l’uso esclusivo (da parte della struttura, quindi dei suoi ospiti), della spiaggia e della baia nella quale ha affondato le sue fondamenta. Un noto portale dedicato alle vacanze, recensisce così l’hotel in questione “ Inizia la giornata con una passeggiata rilassante sulla spiaggia privata dell’hotel che offre una posizione insuperabile”! Sfiderei.

Anni di assenteismo e di accomodante miopia hanno consentito l’irreparabile sfregio di quest’area unica nel nostro Paese, che avrebbe senz’altro attirato molti più turisti rispetto ad oggi in quelle stesse strutture (non tutte per amor di Dio) che reclamano il dissequestro e chiedono di salvare la stagione ma ciò che a questo punto si dovrebbe salvare è quel che resta, il salvabile. O forse qualcos’altro ha canalizzato l’attenzione degli amministratori e dei responsabili, una domanda, un comprensibile e lecito dilemma: “è giusto o no riportare la statua dell’Arcuri sul lungomare della marina?”.

Christian Petrelli

 

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