gavino-preoccupatoIl brutto Lecce di Chiavari agguanta il pareggio proprio quando stanno per scadere i minuti di recupero. Un pareggio giunto occasionalmente a salvare un risultato che magari non avrebbe compromesso il passaggio del turno, ma che avrebbe messo ancora una volta a nudo le voluminose ed incomprensibili pastoie che accompagnano da troppo tempo questa squadra anche dopo l’arrivo del terzo allenatore. Il Lecce ha cercato di congelare la partita; Per scelta strategica? Perchè l’avversario non ha concesso alternative? Perchè, come accade da tempo, di più non riesce a fare? Risposte cercansi !

La partita, questo lo si sapeva da tempo, era delicata; il minitorneo degli spareggi accorda scarsissime occasioni di recupero a chi sbaglia. Basterebba questo per spiegare e giustificare (ma fino ad un certo punto) la gara dei giallorossi molto preoccupati, in avvio di gara, di capire di che pasta fosse fatta la Virtus Entella da play off. L’Entella è squadra coriacea, spigolosa, libera da pressanti obblighi di promozione, in straripante condizione fisica. E’ il Lecce a subire una sorta di “cappa da obbligo di promozione”, e questo chiarisce il perchè del dipanarsi della partita su prevedibili binari: l’Entella che non disdegna la ricerca del colpaccio, il Lecce che amministra il non irrilevante vantaggio della partita di ritorno tra le mura amiche ed il miglior piazzamento in campionato. Intraprendenza spumeggiante su un fronte, prudenza sull’altro. A beneficiarne sono ovviamente i due portieri quasi spettatori per l’intera partita.

Sarebbe necessario raccontare anche gli episodi più significativi della partita, solo che le due squadre (più i giallorossi in verità) sono state per così dire “avare”. Lo zero a zero che accompagna le due squadre all’intervallo fotografa fedelmente la pochissima roba proposta dai protagonisti; Bogliacino e Giacomazzi, per citare due tra i più rappresentativi dell’intero organico, non trovano mai la giocata di qualità superiore, le punte sono per conseguenza sottoalimentate.

I tifosi, si sa, desiderano ritrovare quella squadra miracolosa che aveva dimostrato di poter assassinare il campionato; oggi questo sembra non essere più possibile anche perchè il clima play off costringe alla concretezza magari sorvolando a piè pari sull’estetica, sui lustrini e le alchimie decorative.

Al 16° Gustinetti sostituisce Foti con Chiricò nell’intento di sfruttare la verve del furetto salentino; verve che tuttavia resta allo stato di intenzione, mentre la Virtus, complice una grossolana ingenuità di Bogliacino, trova il gol del vantaggio. Esce anche Pià per far spazio a Chevanton non ancora in perfette condizioni fisiche, ed il Lecce organizza l’assalto (si fa per dire) finale. Il pareggio, come detto in apertura, giunge al 94° con la firma di D’ambrosio appostato sul secondo palo su battuta d’angolo. E’ un pareggio che occorre dirlo ancora, premia il Lecce ben oltre ipropri meriti; ora la partita di ritorno al via del mare. Sarà sufficente anche un pareggio, questo è ovvio, ma . . . è pretendere troppo sperare di vedere un Lecce che ritrovi almeno in parte quelle qualità che i suoi uomini più rappresentativi hanno dimenticato sui campi della serie “A”?

Gavino Coradduzza

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