UGENTO (Lecce) – Reati ormai prescritti e passati in giudicato, accuse non contemplate dalle normative vigenti. Ecco i passaggi cruciali contenuti nell’ordinanza con cui il gip del Tribunale di Lecce Vincenzo Brancato ha archiviato il procedimento sui presunti 600 fusti di Pcb sotterrati nella discarica ormai dismessa di Burgesi a Ugento. Cosa dice il giudice? Come motiva il provvedimento con cui manda al macero l’inchiesta su cui nelle scorse settimane si è sollevato un polverone più mediatico che giudiziario senza disporre ulteriori atti istruttori ? Scrive il giudice: “I reati di trasporto, intermediazione e smaltimento di rifiuti illeciti sono prescritti e già coperti da giudicato”. “Allo stato”, continua il gip, “non possono neanche ipotizzarsi le accuse di inquinamento e disastro ambientale introdotti dalla legge 68/2015 non essendosi ancora verificati gli eventi tipici contemplati da dette norme inciminatrici e, comunque, i relativi fatti mai erano sanzionati dalla legislazione all’epoca vigente”. In sostanza il giudice non esclude la possibile esistenza dei reati ma la tempistica (forse tardiva) con cui il legislatore ha messo ordine nella delicata materia dei reati ambientali non consente tecnicamente di approfondire l’intera vicenda.

Da qui la decisione del giudice di accogliere la richiesta di archiviazione avanzata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e dal sostituto Angela Rotondano. Non ci sarà alcun atto istruttorio nuovo su questa presunta bomba ecologica emersa nelle scorse settimane. L’indagine è stata avviata con le dichiarazioni rese tra il 2014 e il 2015 da Gianluigi Rosafio ai carabinieri della Compagnia di Lecce e del Nucleo operativo ecologico nel procedimento sull’ex Ato 2 di Lecce e sulla presunta gestione degli appalti per i rifiuti a colpi di mazzette e assunzioni all’ombra della Sacra corona unita.

Rosafio, genero del boss ergastolano Pippi Calamita, di Taurisano, è stato ascoltato più volte dagli inquirenti come testimone e persona offesa. Ha parlato di tonnellate di rifiuti sepolti a cavallo del 2000 nella discarica dismessa di Burgesi: rifiuti speciali, pericolosi e cancerogeni. Si tratta di policlorobifenili (il famigerato Pcb), la cui produzione è stata dismessa a livello mondiale fra gli anni Settanta e Novanta, quando si scoprì che queste sostanze sono fortemente tossiche e cancerogene. Rosafio ha raccontato di aver trasportato fino alla discarica di Burgesi gestita dalla Monteco seicento fusti di policlorobifenili spacciati come “fanghi assimilabili a rifiuti solidi urbani”.

Un flusso di rifiuti continuo andato avanti per anni nel silenzio grazie ad un patto stretto tra imprenditori, operai e tecnici per proseguire a lucrare con i traffici illeciti. Rosafio raccontò anche di un imprenditore del posto che gli avrebbe consegnato cospicue somme di denaro per contribuire alle spese legali e comprare il suo silenzio su quel giro d’affari. Per quel giro di rifiuti un primo procedimento si è definito con le sentenze passate ormai i  giudicato. La Procura, (il procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone e il sostituto Angela Rotondano), dispose alcune consulenze e il monitoraggio sia dei pozzi di captazione del percolato della discarica sia quello delle acque di falda vicine all’impianto dismesso.

I periti del Cnr di Bari conclusero il proprio elaborato evidenziando che “le analisi dimostrano inequivocabilmente che nella discarica sono stati stoccati fusti contenenti Pcb”, rinvenuti nel percolato, ma non ancora nell’acqua. Da qui la richiesta della Procura di adottare “i provvedimenti necessari alla bonifica del sito” considerato “l’elevato rischio ambientale”. I magistrati hanno così scritto al ministero dell’Ambiente, alla Regione e al Comune di Ugento chiedendo “l’adozione di tutti i provvedimenti necessari alla bonifica del sito e al ripristino dei luoghi interessati dall’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi”. Prevedibilmente il rischio di una bomba ecologica sotto terra ha allarmato cittadini e amministratori.

E’ scattata una mobilitazione collettiva che ha coinvolto la popolazione di tutto il basso Salento, i sindaci dei Comuni di Presicce, Acquarica e Ugento. Nel Salento è arrivato anche il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano che ha eseguito un sopralluogo inoltrandosi nella discarica. Si è sollevato un polverone su cui la Procura è dovuta intervenire con una nota ufficiale per non destare ulteriori allarmismi. Le dichiarazioni di Rosafio non sono mai state ritenute attendibili. A detta della Procura, dei 600 fusti non ci sarebbe traccia. Gli inquirenti hanno sottolineato come la presenza di Pcb sia stata individuata soltanto nel percolato, mentre le analisi non hanno individuato alcuna contaminazione nell’acqua di falda prelevata dai pozzi limitrofi alla discarica. E il gip ha condiviso l’impostazione accusatoria. Caso chiuso? Probabilmente. Non si può infatti escludere che lo stesso Rosafio possa decidere di presentare opposizione. Rimangono, infatti, dubbi che un tratto di penna di un giudice possa aver definitivamente chiuso l’intera vicenda.

Francesco Oliva

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