PARABITA (Lecce) – Il Salento sprofonda indietro di oltre 25 anni. L’ombra della Scu su un Palazzo di Città. Il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del consiglio comunale di Parabita “per infiltrazione della criminalità organizzata”. La delibera è stata adottata su proposta del Ministro Marco Minniti. Così si legge nella stringata nota diffusa al termine del Consiglio dei ministri con cui è stata anche deliberata la proroga dello scioglimento del consiglio comunale di Mazzarà Sant’Andrea in provincia di Messina. Nel mesi scorsi la Prefettura di Lecce aveva deciso di accendere un faro sul Comune di Parabita dopo l’indagine ribattezzata “Coltura” con cui il Ros di Lecce nel dicembre del 2015 aveva accertato presunti intrecci tra esponenti della criminalità organizzata con l’allora ex vicesindaco Giuseppe Provenzano.

La commissione istituita dal prefetto era stata istituita con un dirigente prefettizio e due esperti in materia economico-finanziaria oltre ad un pool di forze dell’ordine. Il lavoro degli inquirenti è stato lungo e faticoso e si è avvalso della professionalità di figure autorevoli: Emanuela Pellegrino, vice prefetto aggiunto; Vincenzo Calignano, funzionario della prefettura di Lecce, Michele Scignamiglio, funzionario ministeriale, Sabrina Manzone, a capo della Squadra mobile, il maggiore Giuseppe Dinoi, comandante del Gico della Guardia di Finanza e il comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Lecce Saverio Lombardi. La Commissione aveva consegnato la relazione il 20 novembre scorso. Si attende ora la nomina di un commissario da parte del prefetto.

L’indagine del Ros di Lecce avrebbe accertato come l’ex vicesindaco abbia favorito le assunzioni di alcuni presunti esponenti del clan “Giannelli” in una ditta di raccolta di rifiuti del paese. Provenzano (ora in libertà) avrebbe versato di denaro nelle casse dell’organizzazione in cambio di un appoggio nelle elezioni comunali del 2015. In una telefonata intercettata dagli inquirenti l’allora vicesindaco si definì il “Santo in Paradiso” non appena un sodale del clan manifestò il proprio rifiuto a non procacciare più voti. Provenzano finì in manette con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Difeso dall’avvocato Luigi Corvaglia ha scelto di essere giudicato con rito ordinario e la prossima udienza è fissata per ottobre mentre i presunti esponenti del clan capeggiato da Luigi Giannelli sono stati pesantemente condannati in abbreviato.

Per il Salento è un salto all’indietro. Bisogna ritornare al 1991, quando vennero sciolti per la prima e unica volta i consigli comunali di Gallipoli e Surbo. Dopo 26 anni i tentacoli della criminalità organizzata scatenano un terremoto giudiziario e politico in un comune di 9mila e 315 abitanti suscitando la pronta e sdegnata reazione del sindaco Alfredo Cacciapaglia: “E’ un provvedimento aberrante e scandaloso che chiede giustizia” dichiara al telefono. “La mia amministrazione non ha mai avuto rapporti o condizionamenti delle consorterie criminali. Sono stato sempre un tutore della legalità e della trasparenza. Ho fatto battaglie ancor prima che venisse cantone. per me è un paradosso. Questo provvedimento chiede giustizia in difesa mia e della mia comunità che non merita un marchio del gener nel modo più assoluto”. Non appena il primo cittadino prenderà visione del provvedimento valuterà tutte le azioni possibili per difendere il suo paese da un’etichetta che non gli appartiene.

F.Oli.

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